Sostenibilità

La Cina produce sempre più carbone: a repentaglio gli obiettivi della neutralità climatica

A marzo la Cina ha stabilito il nuovo record nella produzione di carbone. In uno scenario sempre più incerto, sono ora a rischio gli obiettivi climatici della Cop26.
carbone, miniera

La guerra in Ucraina avrà profonde ripercussioni sugli scenari globali dell’energia. Uno degli effetti più rilevanti è legato ad un maggior consumo di carbone, al quale molte nazioni potrebbero fare ricorso per limitare la dipendenza dal gas. Nel tentativo di ridare impulso all’economia, la Cina aumenterà la produzione di carbone di 300 milioni di tonnellate entro la fine del 2022. La decisione rischia di incidere pesantemente sulle emissioni di gas serra del Paese asiatico e di compromettere gli sforzi per il contenimento delle temperature a livello globale.

Il record della produzione di carbone

Secondo i dati riportati dall’Associated Press, queste cifre rappresenterebbero un aumento della produzione cinese di carbone del 7% rispetto allo scorso anno, quando l’incremento era stato di 200 milioni di tonnellate in relazione al 2020.

L’annuncio del primo ministro Li Keqiang si inserisce in un trend piuttosto chiaro, che ha visto già a marzo un incremento dell’estrazione di carbone del 15% rispetto allo stesso mese del 2021. Tutto ciò ha permesso alla Cina di stabilire un nuovo record nella produzione giornaliera, pari a 12,77 milioni di tonnellate.

Vale la pena di ricordare che la Cina è, per distacco, il maggiore produttore di carbone al mondo, con circa 4 miliardi di tonnellate estratte nel solo 2021.

Sebbene sia anche tra i principali produttori di energia solare ed eolica, il gigante asiatico vede il carbone come un modo per mettersi al riparo dall’aumento dei prezzi del gas, in uno scenario internazionale sempre più incerto. A farne le spese, però, potrebbe essere l’obiettivo a medio e lungo termine della riduzione delle emissioni di gas serra.

Il carbone e la neutralità climatica della Cina

L’idea di porre al primo posto la sicurezza energetica, mettendo in secondo piano la neutralità climatica, è ormai diventata dominante – ha dichiarato all’Associated Press Li Shuo, consulente politico per Greenpeace Ci stiamo avvicinando ad un periodo relativamente sfavorevole per i cambiamenti climatici in Cina”.

Più volte nel corso delle ultime conferenze internazionali, dal G7 alla Cop26, i leader mondiali si sono trovati d’accordo sull’opportunità di raggiungere la “net zero”, la neutralità climatica.

Questa condizione, in cui si viene a creare un sostanziale equilibrio fra i gas serra emessi nell’aria e quelli riassorbiti, sarebbe in grado di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi.

Uno dei nodi su cui più a lungo si è dibattuto è stato proprio il ruolo del carbone: non è un caso che le nazioni più dipendenti da questo combustibile fossile, come Cina e India, abbiano preferito parlare di graduale riduzione, piuttosto che di completa eliminazione.

Nel 2020 lo stesso presidente cinese Xi Jinping aveva posto come obiettivo per la nazione il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2060, con il picco massimo di emissioni previsto per il 2030. Nel 2022, con una guerra dagli sviluppi imprevedibili e una crisi energetica alle porte, questo piano sembra ora molto più difficile da realizzare.

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