Cronaca Italia

Tommaso Buscetta, le immagini della cella del pentito del maxiprocesso: bagno e cucina

Grazie alla collaborazione di Tommaso Buscetta, pentito di Cosa nostra, Giovanni Falcone diede il via al maxiprocesso mafia, che avrebbe portato all'arresto di Totò Riina.
La cella di Tommaso Buscetta, primo pentito di cosa nostra

È stata mostrata la cella in cui Tommaso Buscetta ha vissuto per tutta la durata del maxiprocesso contro la mafia istituito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La fotografia è apparsa in coda alla conferenza dei Procuratori generali del Consiglio d’Europa, organizzata dalla Procura Generale della Cassazione e dai Ministeri degli Esteri e della Giustizia. La cella venne costruita assieme all’aula bunker appositamente per il maxiprocesso, nel carcere dell’Ucciardone a Palermo.  

Tommaso Buscetta: le foto delle cella 

La cella di Buscetta, nel quale venne tenuto per tutta la durata del processo, con rigidissime misure di sicurezza e sorveglianza, è differente dalle classiche celle delle carceri.

Costruita apposta per ospitare Tommaso Buscetta, è collocata nel bunker del carcere dell’Ucciardone, a Palermo, nel quale si trovava anche l’aula del maxiprocesso contro la mafia.  

Buscetta, durante la detenzione, aveva un letto singolo, vicino un tavolino con sgabello, mentre poco più in là lavello e cucina, oltre al bagno con vaso alla turca. Assieme a lui, nella cella, c’erano anche gli agenti della Polizia addetti alla sua sicurezza. L’aria passava all’interno della cella attraverso una grata posta sopra alla porta, non ci sono finestre, né è permesso alla luce naturale di entrare.

 

I controlli di sicurezza per Buscetta erano altissimi, con gli agenti costantemente al suo fianco ed un sistema di videosorveglianza in tutto il bunker. Nelle mattinate delle deposizioni del pentito di Cosa Nostra, inoltre, per evitare che la sua collocazione fosse resa nota, venivano organizzati dei finti trasferimenti da vari punti della città fino all’Ucciardone.  

Tommaso Buscetta: il pentito di Cosa Nostra 

Tommaso Buscetta, anche detto don Masino oppure Il boss dei due mondi per la sua massiccia influenza nella politica italiana, fu uno degli uomini chiave per il maxiprocesso mafia di Falcone e Borsellino.

A lungo uomo di spicco nelle file di Cosa Nostra, affiliato fin dai suoi 17 anni, negli anni è scappato numerose volte dalle autorità italiane ed estere, collaborando in parte anche al Golpe Borghese e al sequestro di Aldo Moro, anche se non in modo attivo.

 

Nel 1984 Falcone avvicinò Buscetta, incarcerato in Brasile, proponendogli una collaborazione con la giustizia, trasferendolo prima a Roma, poi negli Usa, ed infine a Palermo, proprio nella cella bunker dell’Ucciardone. Considerato uno dei primissimi collaboratori di giustizia, ha sempre rifiutato di farsi chiamare pentito, dicendo piuttosto di non condividere la nuova organizzazione di Cosa Nostra.

 

Grazie alle sue dichiarazioni, Falcone riuscì per la prima volta a ricostruire la struttura gerarchica di Cosa Nostra, fino a quel momento completamente ignota, scoprendo anche parte dei traffici, degli illeciti e dei crimini commessi dall’organizzazione mafiosa. Grazie in larga parte anche a Buscetta, che ha concretamente reso possibile l’inizio del maxiprocesso di Falcone, nel 1993 in quella stessa cella sarà rinchiuso anche Totò Riina per assistere ai processi a suo carico.

 

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