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È guerra, l’Italia schiera una seconda nave al largo del Mar Rosso: cosa succede

Pubblicato: 11/01/2024 16:45

Attualmente sono due le navi militari che hanno preso posizione nelle acque del Mar Rosso minacciate dagli attacchi degli Houthi. La “Virginio Fasan” è stata schierata poco prima di Natale e ora la fregata “Federico Martinengo” si è unita.

Nei giorni scorsi, la Fasan è stata fotografata da un satellite mentre scortava un mercantile a nord dello stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio colpito più spesso dai miliziani filo-iraniani. La tensione, in tutta l’area, è a livelli altissimi.
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Contro la flotta americana uno sciame di ordigni

Due giorni fa gli Houthi hanno lanciato uno sciame di ordigni diretto contro la flotta americana: 18 droni, due cruise e un missile balistico scagliati simultaneamente dalle basi yemenite. Sono stati attaccati in un lungo scontro da due navi statunitensi e una britannica, con l’intervento di un jet F-18 decollato dalla portaerei Eisenhower.

Una sfida che non era mai stata affrontata dalle navi da guerra occidentali che proteggono la navigazione civile. Ma chi sono gli Houthi?

Gli Houthi in Yemen, da più parti definiti ‘ribelli’ perché sostenuti dall’Iran, da dieci anni costituiscono la principale forza militare e istituzionale del martoriato Paese arabo: dal 2014 controllano la capitale Sanaa con tutti i ministeri e la Banca centrale, oltre a vaste regioni del centro e del nord.

Queste forze agiscono in contrapposizione alle forze yemenite filo-saudite e a quelle sostenute dagli Emirati Arabi Uniti che si spartiscono con aspre rivalità il centro-sud del Paese, incluso lo strategico porto di Aden. Le regioni orientali dello Yemen sono da decenni dominio del qaidismo locale. Gli Usa hanno lanciato lʼoperazione “Prosperity Guardian” per la sicurezza nella navigazione e lʼItalia ha aderito posizionando la “Virginio Fasan” e la “Federico Martinengo”.

Operazione Atalanta

Le due fregate italiane non operano sotto il comando della coalizione internazionale guidata dagli Usa ma nel dispositivo della missione europea Atlanta. L’Operazione Atalanta può contare su Unità navali e velivoli dislocati in area per la sorveglianza ed il riconoscimento di attività sospette riconducibili al fenomeno della pirateria. Il personale militare coinvolto nell’Operazione può trattenere e trasferire persone sospettate di aver commesso o che ha commesso atti di pirateria o di rapina e sequestrare le imbarcazioni appartenenti ai pirati, nonché le armi e le attrezzature ritrovate a bordo.

Le due navi schierate, resteranno di pattuglia insieme per un breve periodo, poi la “Fasan” – che da fine ottobre era nel Mediterraneo Orientale per la crisi di Gaza – rientrerà in patria. In questo momento sono circa 260 i militari presenti nel Mar Rosso: secondo il sito ItaMilRadar, la “Martinengo” si trova a nord di Bab el-Mandeb e la “Fasan” a sud, in modo da tutelare i movimenti di portacontainer e petroliere. Pur essendo entrambe della classe Fremm, la più avanzata al mondo, la “Martinengo” è dotata di armamento più potente contro le minacce navali e aeree. Lo strumento chiave sono i missili terra-aria Aster, in grado di intercettare anche i droni e i cruise impiegati dalle milizie yemenite, e l’elicottero di bordo che può agire rapidamente per sventare incursioni condotte dai veloci motoscafi d’assalto dei guerriglieri.

Il prossimo mese è previsto che la Marina italiana prenda la direzione della missione europea, ospitando a bordo lo stato maggiore. Non è escluso che – se la situazione non dovesse calmarsi – a quel punto possa venire inviata un’unità più grande o rafforzato lo schieramento. Le nostre forze armate dispongono anche di una base stabile a Gibuti, che contribuisce ai rifornimenti e agli spostamenti del personale.
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Ultimo Aggiornamento: 11/01/2024 17:03