Vai al contenuto

Ciro Grillo, la presunta vittima dello stupro: “Non sentivo più il mio corpo, ho tentato il suicidio”

Pubblicato: 02/02/2024 11:27
Ciro Grillo processo testimonianza

«Mi sento come scorticata. Ma se deve funzionare così va bene, io resisto». Così, al termine della sua quarta giornata di udienza, la studentessa italo-norvegese che accusa Ciro Grillo e tre suoi amici genovesi – Vittorio Lauria, Edoardo Capitta e Francesco Corsiglia – di averla violentata la notte tra il 16 e il 17 luglio del 2019 nella villetta di Porto Cervo della famiglia Grillo, dopo una serata trascorsa in discoteca.
Leggi anche: Processo a Ciro Grillo, le 1400 domande a cui ha dovuto rispondere Silvia: “È stata collaborativa durante l’amplesso?”
Leggi anche: Processo a Ciro Grillo, sospesa l’udienza: “Le condizioni di Silvia sono peggiorate”

“Ho tentato più volte il suicidio”

Un «calvario» psicologico iniziato nel novembre 2023: da allora, per lei, sei udienze in cui ha risposto alla domande degli avvocati della difesa, pronti a dimostrare che quel rapporto sessuale fu consensuale. Oggi Silvia (il nome è di fantasia) ha 23 anni, all’epoca dei fatti ne aveva 19. Dopo quella sera, rientrò a Milano e denuncio l’accaduto con coraggio. Ma questi 4 anni e mezzo sono stati difficili e complicati. Oggi Silvia è una ragazza con una fragilità psicologica, che lei stessa fa in gran parte risalire a quella notte. «Ho tentato più volte il suicidio – ha detto nella giornata in aula più drammatica, il 7 novembre scorso – Correvo sui binari, incontro al treno. E poi tanti episodi di autolesionismo. Ancora adesso soffro di disturbi alimentari».
Leggi anche: Processo Ciro Grillo, la testimonianza di Silvia: “Mi teneva la testa e la portava verso il suo pene”

Silvia sottoposta a più di 1400 domande

L’avvocata Giulia Bongiorno, che tutela Silvia, ha presentato un’istanza per segnalare al presidente del collegio dei giudici di Tempio Pausania che la situazione psicologica della sua assistita è peggiorata, data la sua estrema vulnerabilità. All’istanza sono allegate due valutazioni: dello psichiatra e della psicologa della giovane, che hanno segnalato l’aumento delle dosi di psicofarmaci che avevano messo a punto per lei.

Nel documento si fa anche presente che la teste, nelle quattro giornate in cui è stata sentita in aula (con oggi sono sei), ha risposto a circa 1.400 domande, oltre mille se si escludono quelle ripetute. E si segnala che finora (escluso ieri e oggi), la durata della sua testimonianza davanti ai giudici del Tribunale di Tempio equivale a 22 ore di udienza, 17 al netto delle pause.

È stata così decisa per lei un’audizione protetta, che nelle ultime due udienze l’ha tenuta lontana dagli sguardi degli avvocati grazie a un drappo nero. Questo non è bastato a bloccare alcune crisi emotive che l’hanno fatta uscire più volte dall’aula: è successo quando si è rifiutata di vedere il video della notte del presunto stupro e quando, nel corso del contro esame del difensore di Capitta, Mariano Mameli, il legale ha insistito su alcuni particolari di quella notte, estrapolati dalle immagini del video proiettate in aula. Quando parla del suo passato, la voce sottile di Silvia scorre senza intoppi: gli studi al liceo, il collegio prestigioso di Milano, la vita all’estero con suo padre, la laurea in Fashion styling. Ma si blocca quando le chiedono particolari che vorrebbe dimenticare: «Non sentivo più il mio corpo… non è che c’era tutto sto movimento che potevo muovere la testa e tutto quanto… Sennò mi sarei risparmiata di aver questa c***o di cosa, no? Non mi piace… ste domande…». ma, comunque, non si è mai sottratta ad alcuna. «Mi sento come scorticata» commenta alla fine della sua quarta giornata di udienza. «Ma se deve funzionare così va bene, io resisto».

La Difesa: “Soddisfatti del controesame”

«Ci sono stati dei momenti emotivamente forti e ne ha dato segno la persona offesa, ma si è trattato di momenti fisiologici – ha detto l‘avvocato Mameli al termine del dibattimento – Non c’è stata però tensione oltre il tollerabile o domande e interlocuzioni che travalicassero i limiti della normale ricerca di quello che è accaduto quella sera». Sulla stessa linea il difensore di Corsiglia, Gennaro Velle: «Siamo soddisfatti per come è andato complessivamente tutto il contro esame e per i contenuti dichiarativi che ci interessava emergessero, con tutto quello che comporta a livello di attendibilità e credibilità».

Si torna in aula il 7 e 8 marzo prossimi

L’audizione è proseguita con le domande del procuratore Gregorio Capasso, che ha chiesto alla ragazza quale fosse il suo stato e se avesse bevuto quella sera, e si è conclusa con la parte civile, rappresentata dall’avvocato Dario Romano – assente Giulia Bongiorno – e i quesiti del collegio giudicante. «Per quanto ci riguarda abbiamo concluso. Il clima è sempre stato buono in aula, con correttezza e rispetto», ha commentato Capasso. Si torna in aula il 7 e 8 marzo prossimi: sul banco dei testimoni i consulenti tecnici delle parti civili, la sorella della studentessa, una sua amica norvegese e il padre dell’altra presunta vittima. Con ogni probabilità gli imputati verranno sentiti nelle udienze previste in estate.

Ultimo Aggiornamento: 15/02/2024 08:32