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Alice Scagni uccisa dal fratello, archiviata inchiesta per omissioni: “Agenti non sapevano del pericolo”

Pubblicato: 11/04/2024 16:54

L‘omicidio di Alice Scagni per mano del fratello Alberto era “imprevedibile” e non c’erano state precise denunce in precedenza, ma solo una serie di segnalazioni in vari luoghi, momenti e da parte di persone diverse.  Per questo il giudice Carla Pastorini ha accolto la richiesta di archiviazione del procedimento a carico di due agenti di polizia e una dottoressa della Salute mentale. I tre erano indagati nell’inchiesta sulle presunte omissioni e carenze nella gestione di Alberto nelle settimane precedenti il delitto, avvenuto il 1 maggio 2022 a Genova Quinto. L’indagine era partita dopo le denunce dei genitori di Alice e Alberto

I due coniugi avevano denunciato forze dell’ordine e la dottoressa della Salute Mentale, accusata di aver “perso tempo” nella presa in carico di Scagni, già segnalato per atti persecutori e danneggiamento nei confronti della nonna che viveva nel suo stesso condominio. L’uomo aveva dato fuoco alla porta della sua abitazione appena il giorno prima dell’omicidio e i genitori avevano segnalato l’aggressione.
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Gli agenti, secondo la pm, hanno agito correttamente

Secondo la pm Paola Crispo, che aveva chiesto l’archiviazione, gli agenti avrebbero agito correttamente e secondo le procedure previste. Contraria l’opinione dell’avvocato della famiglia Scagni, Fabio Anselmo, che aveva sottolineato alcune contraddizioni nelle testimonianze degli agenti in merito alla loro consapevolezza delle precedenti minacce di Alberto. 

Alberto Scagni è in coma dopo l'aggressione in carcere

Secondo quanto riferito dagli agenti interrogati, il capoturno del 1 maggio “non aveva ricollegato l’identità di Scagni al 42enne che aveva dato fuoco alla porta di casa della nonna”, ma dall’analisi del suo stesso verbale risulta che l’agente avesse trascritto nome e cognome dell’uomo (ripetuto appena 24 ore dopo dai genitori per chiedere aiuto prima del delitto), riferendosi a lui come “nipote psichiatrico della vittima”.

Nonostante la segnalazioni fatte alle autorità il giorno prima dell’omicidio e 7 ore prima dell’aggressione ai danni di Alice, gli agenti non erano intervenuti per proteggere la famiglia Scagni da eventuali ritorsioni, così come richiesto dai genitori di Alberto e Alice.

“Non c’era un pericolo concreto”

Quando i genitori chiamarono la centrale operativa spiegando di essere stati minacciati di morte, secondo il pm “non vi era pericolo concreto” e gli agenti “non potevano sapere della pericolosità del 42enne” poiché prima non vi era stata una denuncia formale, ma “solo” segnalazioni e telefonate.

“L’eventuale invio di una pattuglia – scrive la giudice Pastorini nel provvedimento di archiviazione dell’inchiesta bis sulle presunte omissioni di polizia e dottoressa della Salute Mentale – non avrebbe potuto impedire l’evento posto che per la tipologia di reato, a parte il caso di intervento durante le minacce, non avrebbero potuto cercare Scagni né accedere alla sua abitazione per arrestarlo”.

“La dottoressa – afferma invece riferendosi alla Salute Mentale di Genova – non è rimasta inerte, rifiutando di compiere un atto del suo ufficio, ma ha provveduto in maniera non corretta. La stessa non voleva negare un intervento dovuto, ma ha agito con imperizia e negligenza”.

Secondo il magistrato, quello del primo maggio era “un delitto imprevedibile” e le chiamate dei giorni precedenti erano arrivate “da numeri diversi”. Le minacce aggravate “non prevedevano l’arresto o obbligo di inviare una volante per raccogliere una querela a domicilio”. Non c’erano, secondo il giudice, “le condizioni che portassero a valutare che i richiedenti fossero in una situazione di pericolo” .

Alberto Scagni per l’omicidio è stato condannato a 24 anni e mezzo ed è stato dichiarato seminfermo di mente. Il 16 aprile inizierà il processo di appello.
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