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“Omicidio colposo”. Stroncato dal tumore a soli 5 anni, a processo i dirigenti dell’azienda

Pubblicato: 25/04/2024 18:03

C’è qualcosa di tremendamente anomalo nella morte a soli 5 anni per un tumore al cervello, quello che ha ucciso il povero Lorenzo “Lollo” Zaratta. E non possiamo parlare di una tragica fatalità: Lorenzo è divenuto il simbolo dei bambini di Taranto e soprattutto del rione Tamburi, quello immediatamente a ridosso degli stabilimenti della ex Ilva della città pugliese, un quartiere in cui si riscontrano – da molto tempo – tassi abnormi di incidenza tumorale. A Taranto prosegue, dunque, il delicato processo che dal 2 ottobre del 2023 coinvolge sei dirigenti dell’ex Ilva, con la gravissima accusa di cooperazione in omicidio colposo in relazione alla prematura morte del bimbo. Niente e nessuno potranno restituire Lorenzo all’amore della sua famiglia, ma, dopo una lunga battaglia intrapresa sin da quel maledetto 30 luglio del 2014 in cui il bimbo fu stroncato da un astrocitoma, ovvero un rarissimo tumore al cervello diagnosticato già al terzo mese di vita, la madre e il padre di Lorenzo hanno quantomeno visto accolto il ricorso presentato dal pm Mariano Buccoliero. Ricorso contro il proscioglimento degli imputati, che incredibilmente era stato deliberato nel 2022. (Continua a leggere dopo la foto)

Il ricorso

L’ultima udienza del processo che si sta tenendo nella città jonica è stata particolarmente drammatica. Era chiamata a deporre Roberta Schinaia, la mamma di Lorenzo, che in quell’epoca lavorava proprio nel rione Tamburi, vicino alla fabbrica. La donna ha ricordato come il bambino abbia subito addirittura 28 interventi chirurgici, di cui 15 soltanto al cervello, nella disperata ricerca di cure efficaci in diversi ospedali. Il 12 luglio del 2022, come accennato e come si poteva leggere su la Repubblica, vennero prosciolti alcuni tra dirigenti e manager dello stabilimento siderurgico ex Ilva, con motivazioni francamente risibili: secondo il giudice per le udienze preliminari, Pompeo Carriere, non era possibile infatti accertare un nesso di “correlazione causale” tra la malattia tumorale e l’inquinamento ambientale. Ma sono, frattanto, intervenuti nuovi fattori: sono stati gli stessi consulenti della famiglia del piccolo Lorenzo a segnalare, attraverso alcuni accertamenti, la presenza di tracce di metalli pesanti nel tessuto cerebrale del bimbo. Ecco perché il pm Mariano Buccoliero, nel ricorso, chiedeva di indagare “il rapporto tra sostanze cancerogene nel cervello di Lorenzo e tumore sviluppato proprio ove tali sostanze sono state trovate”. Dunque, il giudizio si concentrerà sull’analisi di tali sostanze – e parliamo di zinco, silicio, ferro, acciaio – e sulla loro possibile correlazione con lo sviluppo del tumore. Una correlazione invero piuttosto evidente. (Continua a leggere dopo la foto)

La drammatica testimonianza della mamma

Ancora la mamma, Roberta, ha testimoniato dell’onnipresenza delle polveri industriali nel quotidiano, sia sul luogo di lavoro che a casa, sottolineando l’esposizione continua a cui era sottoposta la famiglia. Le prossime udienze vedranno la testimonianza dei medici che hanno assistito Lorenzo. Gli imputati sono l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso; l’ex responsabile dell’area parchi minerali, Marco Andelmi; il capo dell’area cokerie Ivan Di Maggio; il responsabile dell’area altiforni Salvatore De Felice; i responsabili delle due acciaierie, Salvatore D’Alò e Giovanni Valentino.

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