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Sofia Stefani, l’ex vigilessa uccisa con un colpo alla testa: chi era, la passione per politica e volontariato

Pubblicato: 17/05/2024 08:52
Sofia Stefani vigilessa morta

Una terribile tragedia si è verificata giovedì 16 maggio nel bolognese. Sofia Stefani, una ex vigilessa di 33 anni, è morta dopo essere stata raggiunta da un colpo di pistola alla testa in una stanza al piano terra della ‘Casa Gialla’, la sede del comando della polizia locale di Anzola Emilia, Comune della pianura bolognese, situato lungo la via Emilia tra Bologna e Modena. Lo sparo è partito dalla pistola di ordinanza di un collega, Giampiero Gualandi, ex comandante e attualmente ancora in servizio nel corpo. Ma chi era Sofia e come è morta davvero?
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Come è morta Sofia Stefani

Il 63enne Gualandi nella serata di ieri è stato interrogato dagli inquirenti che stanno cercando di ricostruire la dinamica dei fatti. La prima versione fornita dall’uomo è quella di un colpo partito accidentalmente dalla sua pistola. Ma, durante la notte, i carabinieri di Bologna, coordinati dalla Procura, lo hanno sottoposto a fermo: l’uomo in un successivo interrogatorio si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere. Davanti ai carabinieri avrebbe però detto: “Avevamo una relazione, lei mi era venuta a trovare in ufficio. Mentre chiacchieravamo io pulivo la pistola e all’improvviso è partito il colpo”.

Il punto sulle indagini

Al momento dunque tutte le piste restano aperte sulle cause della morte violenta di Sofia Stefani: da quella del suicidio a quella dell’omicidio. Per questo nelle ultime ore vengono interrogati tutti i testimoni presenti sul luogo dell’incidente. Ma anche i conoscenti dei protagonisti di questa vicenda per cercare di capire quali fossero i loro rapporti. Bisognerà anche capire perché Sofia Stefani, che risulta essere stata congedata dai vigili, si trovasse lì in quel momento ad incontrare Gualandi negli uffici del comando.

“È un fatto che ha scosso il nostro Comune, la morte di una ragazza di 33 anni per un colpo di arma da fuoco. – si sfoga il sindaco di Anzola, Giampiero Veronsi – Però anche di fronte ad una cosa così traumatizzante non dobbiamo avere la morbosa curiosità di capire chi ha fatto cosa, quali sono le motivazioni. Quello spetta agli inquirenti, al tempo, che determineranno responsabilità e colpevoli. Quello che noi dobbiamo fare adesso è stringerci alla famiglia di Sofia. È una perdita devastante e quindi dobbiamo avere la capacità di reagire come comunità, di fronte ad un evento che in un Comune di 15mila abitanti, tranquillo, scuote nel profondo le coscienze. E anche per questo motivo mi accingo a proclamare il lutto cittadino”, conclude.
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Chi era Sofia: la passione nel Pd, il volontariato, il lavoro sul ponte di via Stalingrado

Sofia, originaria di Bologna, era molto attiva sui social, dove spesso condivideva momenti della sua vita lavorativa e personale, dimostrando il suo amore per il lavoro che svolgeva con dedizione e passione. “Credo molto nel mio lavoro”, aveva scritto in un post su Facebook, un’affermazione che sintetizza perfettamente il suo entusiasmo e il suo impegno.

La militanza di Sofia nel Partito Democratico è stata un altro aspetto fondamentale della sua vita. Fin da giovanissima, ha partecipato attivamente agli eventi e alle iniziative del partito, costruendo legami profondi con i suoi compagni di militanza. Questi legami si sono estesi fino a Roma, dove recentemente aveva fatto visita ai suoi amici e compagni di partito. Federica Mazzoni, segretaria della Federazione democratica bolognese, ha espresso profondo cordoglio per la tragica perdita di Sofia, definendola un “probabile femminicidio” e sottolineando l’importanza di non rimanere in silenzio di fronte a tali tragedie.

L’impegno di Sofia andava ben oltre la politica. La giovane era molto attiva nel volontariato, un’attività che aveva ereditato dalla sua famiglia, anch’essa impegnata per il bene della comunità. Un esempio significativo del suo impegno è stato il suo contributo alle Cucine Popolari di Bologna, un’iniziativa fondata da Roberto Morgantini che fornisce pasti alle persone in difficoltà. Sofia e la sua famiglia hanno sempre avuto un legame speciale con questa iniziativa, partecipando attivamente alle attività organizzate.

Uno dei ricordi più vividi dell’impegno di Sofia nel sociale è legato al ponte di via Stalingrado a Bologna. Insieme alla sua famiglia e ad altri volontari, Sofia ha contribuito a dipingere i muri del ponte, un’esperienza che ha lasciato un segno duraturo non solo nel paesaggio urbano, ma anche nei cuori di chi vi ha partecipato. “Grazie Roberto per aver dato a me e alla mia famiglia la possibilità di esserci”, aveva scritto Sofia, esprimendo la gratitudine per aver potuto contribuire a un progetto così significativo.

Oltre al suo impegno sociale e politico, Sofia era anche appassionata di pattinaggio artistico a rotelle, uno sport che praticava con dedizione insieme ai suoi genitori. Questo sport, considerato minore da molti, era un’altra testimonianza del suo impegno e della sua passione per le attività che richiedevano dedizione e costanza.

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Ultimo Aggiornamento: 17/05/2024 14:09