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Israele sta distruggendo le abitazioni di Gaza per creare un “cuscinetto”: il “domicidio” di Bibi

Pubblicato: 28/05/2024 12:00

Guerra in corso a Gaza: più del 50% degli edifici della striscia sarebbe stato abbattuto o gravemente danneggiato. Oltre un milione e settecentomila persone sono attualmente sfollate all’interno del territorio palestinese. Mentre sulla strategia militare israeliana pesa un nuovo, inquietante, modello operativo: l’aver sferrato attacchi sistematici alle abitazioni e alle infrastrutture civili di Gaza. Da qui la definizione del nuovo crimine di “domicidio”.
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È complesso e sempre più oscuro lo scenario dispiegato dalla guerra scatenata dai terroristi di Hamas lo scorso 7 ottobre contro Israele. Le operazioni di risposta subito avviate dalle Forze di difesa israeliane (Idf) sul territorio di Gaza per “distruggere Hamas e riportare a casa gli ostaggi” hanno visto, giorno dopo giorno, l’inasprimento delle azioni militari e il progressivo deterioramento delle condizioni di vita dei civili nella Striscia. Un’inchiesta giornalistica apparsa su Wired.it in questi giorni ne ha focalizzato i contorni e i contenuti.
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La strategia di Netanyahu per isolare Gaza ancora di più

Sulla specifica strategia militare israeliana ha reperito informazioni Bellingcatgruppo di giornalismo investigativo che analizza fonti aperte (ha sede in Olanda), collaborando con il sito americano Scripps News per indagare su “presunto domicidio”. Portando alla luce, tra l’altro, uno degli obiettivi non dichiarati del governo israeliano: creare una zona cuscinetto larga un chilometro lungo tutto il confine interno della Striscia. Progetto che, pur se non ufficializzato, riporta all’attualità la struttura costruttiva del Muro di Berlino sul lato sovietico. Il quale presentava, dopo la barriera in cemento alta dai 3 ai 4 metri sul confine con l’area “libera”, una ampia striscia di territorio fortificata. Era larga fino a 25 metri lungo il perimetro: all’interno barriere di filo spinato elettrificato, uno sterrato per collocare le mine, una strada illuminata per il pattugliamento dei soldati della Ddr e un’ulteriore reticolato elettrificato. Il tutto per impedire ai berlinesi dell’Est comunista di tentare la fuga.

Bellingcat, come spiega Francesco Del Vecchio su Wired.it, per ottenere informazioni sul progetto ha usato i social per seguire il Commando 8219, battaglione del Genio dell’Idf, mentre si muoveva attraverso Gaza. I soldati hanno demolito i tunnel utilizzati da Hamas, ma anche le abitazioni e altri edifici. Il Commando 8219 è infatti un battaglione di ingegneria da combattimento associato alla 551 Brigata Commando. “I soldati dell’8219 hanno postato online le loro esperienze all’interno di Gaza, fornendo una finestra sulle operazioni che raramente si ottiene da fonti ufficiali. Un capitano – spiega l’inchiesta – ha scritto dei post sotto forma di diario di guerra, annotando dove si trovavano e cosa avevano distrutto. Post che, insieme a quelli pubblicati da altri membri dell’8219, includono video, immagini e dichiarazioni che descrivono l’esperienza dell’unità”.

Sempre secondo la ricostruzione giornalistica, il ritmo e la portata delle demolizioni dell’8219 sono aumentati fino al 20 novembre, quando il battaglione ha partecipato agli attacchi a blocchi residenziali accanto all’ospedale Al Quds a Gaza City. Successivamente, l’attenzione dell’unità si è spinta a sud di Khan Younis, con molte demolizioni nella città di Khuza’a e a Khirbat Ikhza’a. Tra il 26 dicembre e il 6 gennaio l‘Idf ha raso al suolo vaste aree e demolito edifici con l’uso di esplosivi.

Lo stesso capitano dell’8219 dei primi post a fine dicembre scorso avrebbe scritto: “Siamo diventati dipendenti dalle esplosioni”. Nei successivi post su Facebook ha parlato di un’operazione per “prendere e distruggere il villaggio degli assassini”. L’indagine parla anche di un video dello stesso Comando 8219, nel quale si afferma che “in 84 giorni di combattimenti hanno distrutto 49 tunnel e oltre 600 edifici, anche con l’obiettivo di creare una nuova zona cuscinetto tra la Striscia e il confine israeliano”.

Il cuscinetto che Israele vuole crearsi: a cosa serve e perché ora lo sanno tutti

Quest’ultimo aspetto ha rivelato le intenzioni di Tel Aviv per allargare l’area di confine dell’enclave palestinese (un territorio di 40 km per 9) per ragioni di sicurezza. Come? Demolendo ogni edificio, distruggendo campi coltivati e abbattendo infrastrutture civili entro un chilometro dal confine israeliano. Progetto saltato fuori a causa di un errore di comunicazione dell’esercito, che dando la notizia della morte di 21 soldati israeliani, ha collocato le uccisioni nella zona cuscinetto tra le comunità israeliane e Gaza, come ha poi riportato il Washington Post. “In questo modo il bluff di Tel Aviv è stato svelato”, spiega l’articolo di Wired.

Lo scorso aprile anche il quotidiano israeliano Haaretz – dopo aver esaminato recenti immagini satellitari – ha pubblicato progetti, prima tenuti segreti, del governo Netanyahu per una futura occupazione e una significativa riduzione dell’abitabilità della Striscia. La zona cuscinetto sfrutterà il 16% del territorio palestinese ”che il governo starebbe pianificando radendo al suolo e abbattendo le case non già distrutte dai bombardamenti e, quindi, vietando agli abitanti tornarci al termine dell’invasione”. Il giornale ha parlato anche di un piano parallelo per un corridoio permanente di controllo che taglia a metà la Striscia; il tutto per consentire all’esercito israeliano “di controllare il traffico sulle strade strategiche, che sono al centro dei negoziati con Hamas”.

Tutto ciò in nome della difesa dello Stato di Israele e del suo (legittimo) diritto a esistere messo in pericolo dai terroristi arabi. Altrettanto legittimo è domandarsi fino a quale cifra può arrivare il prezzo da far pagare a una popolazione di circa 2 milioni di cittadini che non può essere indiscriminatamente assimilata – e identificata – con le azioni terroristiche rivendicate da Hamas.

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Ultimo Aggiornamento: 28/05/2024 12:06