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Ciro Grillo, la psichiatra: “Ragazza non era partecipe”, si aggrava la posizione degli accusati

Pubblicato: 13/06/2024 16:13

Il processo per la presunta violenza sessuale di gruppo che coinvolge Ciro Grillo e tre suoi amici – Francesco Corsiglia, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta – continua a destare grande attenzione mediatica e sociale. L’udienza del 13 giugno 2024, svoltasi a Tempio Pausania, ha visto nuove testimonianze e sviluppi, evidenziando ulteriori dettagli sul caso che risale alla notte tra il 16 e il 17 luglio 2019.
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La seduta di giovedì si è concentrata su aspetti tecnici, ma cruciali per la comprensione del contesto della presunta violenza. La psichiatra chiamata a testimoniare ha sostenuto che la giovane italo-norvegese non avrebbe partecipato volontariamente all’atto sessuale. Questo elemento è fondamentale per l’accusa, che cerca di dimostrare come la ragazza sia stata vittima di un abuso, contrariamente alla versione della difesa che suggerisce la consensualità.

Una delle prove più controverse e discusse è il video girato durante quella notte nella villetta di proprietà della famiglia Grillo a Porto Cervo. Gli avvocati della difesa hanno chiesto che il video venga nuovamente proiettato in aula per supportare la loro tesi. Questo materiale è stato considerato dalla difesa come un potenziale elemento che potrebbe dimostrare l’assenza di coercizione. Tuttavia, la visione del video in un contesto giudiziario chiuso solleva questioni etiche e di rispetto per la presunta vittima.

Un altro aspetto cruciale dell’udienza è stato l’incarico conferito a un esperto per la traduzione di una lunga chat in inglese tra la presunta vittima e una sua amica norvegese. In questa conversazione, la ragazza si confida e parla del suo atteggiamento nei confronti degli incontri con i ragazzi nei locali notturni, ammettendo di non essere interessata a rapporti sessuali. Questa chat potrebbe fornire una comprensione più profonda delle intenzioni e dello stato mentale della ragazza prima della notte in questione.

La presunta vittima ha dichiarato di aver consumato una notevole quantità di alcol durante la serata trascorsa tra il lounge bar Zamira e la discoteca Billionaire di Porto Cervo. La sua descrizione degli eventi suggerisce un progressivo stato di ebbrezza, culminato nell’incontro con i ragazzi genovesi e la successiva visita alla villetta dei Grillo. Durante l’udienza, il medico legale ha esaminato le condizioni in cui si sarebbe trovata la giovane quella notte, cercando di stabilire se fosse in uno stato tale da non poter esprimere un consenso consapevole.

La testimonianza del padre di “Roberta”

Un momento toccante del processo è stata la testimonianza del padre di “Roberta” (nome di fantasia per proteggere l’identità della presunta vittima). Egli ha descritto i profondi traumi emotivi subiti dalla figlia, inclusi attacchi di panico e gravi difficoltà respiratorie, che l’hanno lasciata paralizzata a letto. Questa testimonianza aggiunge un ulteriore strato di comprensione delle ripercussioni psicologiche della presunta violenza sulla vita della giovane donna e della sua famiglia.

Mentre giovedì nessuno dei quattro imputati si è presentato in aula, per venerdì è previsto l’interrogatorio da parte della Procura. È probabile che solo due di loro decidano di farsi interrogare o di rilasciare dichiarazioni spontanee. Questi interrogatori potrebbero rivelarsi determinanti per chiarire ulteriormente la dinamica degli eventi di quella notte e fornire nuovi elementi al processo.

Il processo a carico di Ciro Grillo e dei suoi amici continua a rivelare dettagli complessi e delicati. Ogni testimonianza, ogni prova e ogni discussione in aula contribuiscono a costruire il quadro di una notte che ha avuto conseguenze devastanti per tutte le persone coinvolte. La ricerca della verità procede in un contesto di grande attenzione pubblica, con la speranza che giustizia possa essere fatta rispettando i diritti di tutte le parti in causa.

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