Vai al contenuto

Stop a “sindaca” e “rettrice”, la Lega chiede il divieto all’uso del femminile. Crusca: “È autoritarismo linguistico”

Pubblicato: 21/07/2024 17:08

La Lega ha presentato un nuovo disegno di legge volto ad abolire l’uso del femminile nei titoli istituzionali all’interno degli atti pubblici. Questo, proposto dal senatore leghista Manfredi Potente, mira a vietare l’uso di termini come “sindaca“, “questora“, “avvocatessa” e “rettrice“, imponendo invece l’uso del maschile universale, considerato neutro.
Leggi anche: Pranzo tra Tajani, Pier Silvio e Marina Berlusconi: “Una nuova linea per rilanciare FI”

Il disegno di legge

Intitolato «Disposizioni per la tutela della lingua italiana, rispetto alle differenze di genere», il disegno di legge ha l’obiettivo dichiarato di «preservare l’integrità della lingua italiana» ed evitare l’«impropria modificazione dei titoli pubblici» dai tentativi ‘simbolici’ di adattarne la loro definizione alle diverse sensibilità del tempo. Il cuore della proposta risiede nell’Art. 2, che stabilisce il divieto di utilizzare il genere femminile nei neologismi applicati ai titoli istituzionali dello Stato, ai gradi militari, ai titoli professionali, alle onorificenze e agli incarichi ufficiali.

Particolarmente significativo è l’Art. 3 del disegno di legge, che si propone di limitare l’uso discrezionale del femminile, così come di qualsiasi altra «sperimentazione linguistica» che modifichi i titoli istituzionali. Questo articolo stabilisce che, salvo casi di doppia forma o l’uso del maschile universale inteso in senso neutro e senza alcuna connotazione sessista, non è ammesso alcun ricorso a forme linguistiche che possano essere considerate come «sovraestese» o non tradizionali. L’intento è quello di standardizzare il linguaggio ufficiale, evitando che la lingua evolva in modi che il legislatore considera non necessari o eccessivi.

Sanzioni previste

Il disegno di legge non si limita a suggerire una modifica linguistica, ma introduce anche sanzioni per chi non si adegua. L’Art. 4 prevede infatti una multa amministrativa che varia da 1.000 a 5.000 euro per le violazioni degli obblighi imposti dalla legge.

Accademia della Crusca: “È autoritarismo linguistico”

Il presidente dell’Accademia della Crusca Marazzini ha risposto alla proposta con forte opposizione:” Sarebbe stato utile leggere i consigli dell’Accademia della Crusca, in particolare quelli diretti al Comitato pari opportunità della Corte di Cassazione. La lingua ha un solo nemico vero: l’autoritarismo linguistico, di qualunque segno”.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 22/07/2024 14:40

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure