
Il compleanno dei diciotto anni di Maati Moubakir è stato celebrato senza di lui. La madre, Silvia Baragatti, ha voluto onorarlo comunque, portando amici e parenti a cena in pizzeria, come avrebbe voluto Maati. La torta, al pan di Spagna con pesche e crema chantilly, era la sua preferita. Gli amici hanno soffiato sulle candeline. Lei ha sorriso, con gli occhi pieni di lacrime.
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Maati è stato ucciso a coltellate all’alba del 29 dicembre fuori da una discoteca di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, da un gruppo di coetanei. Il movente, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe un tragico scambio di persona. Sei i giovani indagati, cinque dei quali arrestati e uno a piedi libero.
Il ricordo in casa e la forza di una madre
Nella casa di Certaldo, Silvia parla del figlio con amore e lucidità. «Mi vorrebbe vedere felice», dice, e si illumina mentre racconta. Il padre, Farid, resta in silenzio e piange. L’ultimo messaggio sul cellulare di Silvia è un’unica parola: “Lime”, il tema della serata in discoteca. «Quando muore un figlio, muore anche una madre», afferma Silvia. E aggiunge: «Avrei voluto entrare in quella bara e chiudere gli occhi con lui». Parole cariche di dolore e verità.
Richiesta di giustizia e condanna morale
I genitori di Maati chiedono il massimo della pena per i colpevoli. «I loro genitori potranno sempre andare a trovarli in carcere, noi no. Questo è il vero fine pena mai», dichiarano. Per Silvia, l’omicidio del figlio è la prova del fallimento della società: dalla famiglia alla scuola fino alle istituzioni. «Si è perso il valore della vita», denuncia.
Una vita interrotta troppo presto
Maati amava la vita. Sognava di lavorare in un negozio di sport, seguiva un corso di formazione a Poggibonsi, giocava nella Juniores del Gambassi. A casa sua, ogni oggetto racconta qualcosa di lui: la maglia della Fiorentina, il joystick della Xbox, il Corano sulla mensola. In Marocco, diceva, avrebbe voluto iniziare il Ramadan. «A volte lavorava con me come giardiniere», ricorda il padre. «Era felice anche per dieci euro». Ora, i genitori separati sono uniti da un unico scopo: tenere viva la memoria di Maati e chiedere giustizia.