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“Sono velenosi, non mangiateli”. Italia, boom di intossicati: finiti tutti in ospedale

Pubblicato: 11/11/2025 12:08

L’autunno aveva appena iniziato a colorare i boschi di sfumature calde, portando con sé quell’odore di terra umida che risveglia l’antica abitudine della raccolta. In molte case, ci si preparava a celebrare i sapori di stagione, convinti di portare in tavola un dono genuino e spontaneo della natura. Poi, nel giro di pochi giorni, le prime ombre hanno iniziato a oscurare questa gioia semplice. Un fastidio iniziale, un malessere passeggero, si è trasformato rapidamente in qualcosa di serio, spingendo venticinque persone in condizioni preoccupanti verso l’unica struttura in grado di dare risposte concrete.

Il brusco incremento di ricoveri ha subito innescato un meccanismo di allerta tra gli specialisti, che hanno dovuto fare i conti con una crisi inaspettata. La tranquillità domestica si è scontrata con l’urgenza medica, ricordando a tutti che la superficialità può avere conseguenze drammatiche e che, a volte, la linea tra piacere e pericolo è sottilissima.

Funghi velenosi, boom di intossicati a Napoli

L’inizio della stagione micologica ha portato con sé un preoccupante aumento di casi di intossicazione da funghi velenosi a Napoli. Nello specifico, il Centro Antiveleni (CAV) del Cardarelli, uno dei più grandi d’Italia, ha lanciato un forte allarme dopo aver registrato ben 25 segnalazioni negli ultimi cinque giorni. Questa incidenza precoce e elevata ha spinto i medici a ribadire l’importanza cruciale della prevenzione e della certificazione micologica prima di qualsiasi consumo. La dottoressa Anna Lanza, medico anestesista della TIGU-CAV diretta da Romolo Villani, ha sottolineato la gravità del problema, ricordando che l’ingestione di funghi tossici, in particolare quelli della famiglia delle amanite, può essere fatale e che molte altre specie velenose possono causare danni epatici, inclusi epatiti fulminanti, oltre a problemi renali e neurologici.

Le raccomandazioni fondamentali per il consumo

Di fronte a questo incremento di intossicazioni, l’appello del nosocomio è chiaro e categorico: è assolutamente fondamentale non consumare funghi freschi raccolti in autonomia o ricevuti in dono se non sono stati prima sottoposti a riconoscimento da parte di un micologo qualificato della ASL competente. Questo servizio di verifica è totalmente gratuito e rappresenta l’unica vera forma di tutela contro i rischi mortali o comunque gravissimi legati all’ingestione di specie tossiche. La dottoressa Lanza ha evidenziato come talvolta si tenda a ignorare il rischio per risparmiare sull’acquisto di funghi certificati, specialmente in periodi di crisi socio-economica, ma ha messo in guardia sul fatto che mettere a repentaglio la vita di bambini o soggetti fragili non è mai un’opzione. Anche chi si ritiene esperto nella raccolta può fallire nell’identificazione, rendendo il passaggio obbligatorio e preventivo presso il servizio micologico della ASL un passo insostituibile.

La sintomatologia e l’importanza del periodo di latenza

La sintomatologia tipica di un’intossicazione da funghi è spesso evidente e comprende disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, dolori addominali e diarrea, accompagnati da cefalea e un generale senso di malessere. Tuttavia, l’aspetto su cui la dottoressa Lanza ha voluto porre l’accento è il periodo di latenza, ovvero l’intervallo di tempo che intercorre tra l’ingestione e la comparsa dei primi sintomi. Più i segni dell’intossicazione tardano a manifestarsi, maggiore è la possibilità che ci si trovi in presenza di un problema serio. L’insorgere dei sintomi, infatti, può avvenire anche dopo 12, 18 o persino 24 ore, e in alcuni tipi di avvelenamento si può manifestare con una fase intermedia di benessere apparente, che non deve in alcun modo indurre a sottovalutare la situazione. Inoltre, a seconda della specie di fungo ingerita, l’intossicazione può comportare anche problemi renali e neurologici specifici, oltre al già citato rischio di danno epatico.

Il ruolo cruciale del centro antiveleni

Quando un paziente giunge in Pronto Soccorso con il sospetto di intossicazione da funghi, viene immediatamente preso in carico con la consulenza del Centro Antiveleni regionale. Il CAV ha un ruolo fondamentale in questa fase, poiché fornisce gli indirizzi clinici e terapeutici specifici e, se necessario, è in grado di fornire gli antidoti specifici. Un altro elemento di vitale importanza nella gestione del caso è la possibile identificazione dei funghi che hanno causato l’intossicazione. Per questo motivo, è cruciale, se possibile, portare con sé al Pronto Soccorso o comunicare al Centro Antiveleni eventuali residui dei funghi ingeriti, sia che siano ancora crudi sia che siano stati cotti, per permettere una diagnosi più rapida e precisa che influenzerà direttamente il trattamento. La gestione tempestiva e specialistica offerta dal CAV è la chiave per limitare i danni e, nei casi più gravi, per salvare la vita del paziente.

Cosa fare in caso di sospetta intossicazione

In presenza di una sospetta intossicazione da funghi velenosi, la tempestività nell’azione è fondamentale. Il Centro Antiveleni del Cardarelli, che fornisce supporto specialistico 24 ore su 24, inclusi i giorni festivi, raccomanda di contattare immediatamente la struttura. I numeri telefonici da chiamare sono lo 081/545 33 33 o lo 081/747 28 70. In alternativa, è possibile inviare una comunicazione via mail all’indirizzo [email protected]. Contattare il Centro Antiveleni prima di recarsi in ospedale, se le condizioni lo permettono, può aiutare a ricevere le prime indicazioni essenziali e a preparare la struttura all’arrivo del paziente. Ulteriori informazioni di contatto e sul servizio sono disponibili sulla pagina istituzionale dell’ospedale: www.ospedalecardarelli.it/centro-antiveleni-cardarelli. La massima cautela e il rispetto delle procedure di verifica sono l’unica via per godere dei prodotti del bosco in sicurezza, evitando di mettere a rischio la propria salute e quella dei propri cari.

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