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“Lei è mai stato in Ucraina?”. Calenda, lite furibonda col giornalista

Pubblicato: 18/11/2025 09:12

Durante un confronto televisivo, la discussione tra Carlo Calenda e il giornalista Danny Sguera si è rapidamente trasformata in un botta e risposta serrato sul tema della censura e della libertà di espressione. Tutto nasce dal caso che coinvolge il prof. Angelo D’Orsi, a cui è stata negata la possibilità di tenere una conferenza a Torino, episodio che ha sollevato un acceso dibattito politico e mediatico.
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Sguera ha incalzato il leader politico ponendo l’attenzione proprio sul provvedimento che ha colpito il docente universitario. «Al professor Angelo D’Orsi è stata negata la possibilità di poter tenere una conferenza in quel di Torino. Lei parla di democrazia, questo è l’ennesimo atto di censura però. Che fine ha fatto l’articolo 3 della Costituzione?», ha domandato il giornalista, sottolineando il rischio di vedere limitata la pluralità delle opinioni nel dibattito pubblico.
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La risposta di Calenda e le accuse sul rapporto con la Russia

La replica di Calenda non si è fatta attendere e ha assunto da subito toni irritati. «È una domanda o una affermazione quella che lei mi sta facendo?» ha esordito, per poi attaccare duramente il pensiero attribuito al professore e a chi ne difende il diritto di parola. «Chiunque sostenga un regime fascista come quello di Putin, spacciando le cazzate che Putin racconta, non fa democrazia. È al servizio di un regime criminale e fascista. Al servizio non vuol dire che è pagato», ha dichiarato il leader di Azione, legando così il tema della censura al contesto internazionale e alla guerra in Ucraina.

A quel punto Sguera ha rilanciato con una domanda diretta sullo stato della democrazia nel Paese invaso dalla Russia. «Lei ritiene che in Ucraina ci sia la democrazia? 100mila ragazzi ucraini sono andati via da quel Paese…», ha insistito, ampliando il perimetro della discussione e richiamando l’attenzione sulle condizioni interne dell’Ucraina, spesso utilizzate nel dibattito pubblico per contestare l’idea di un Paese pienamente democratico.

L’insistenza di Calenda sulla presenza in Ucraina

È a questo punto che Calenda ha adottato una strategia comunicativa martellante, interrompendo il giornalista con una domanda ripetuta più volte: «Io penso che lei non sa di cosa sta parlando. Lei c’è mai stato in Ucraina?». Una frase che il leader politico ha reiterato con insistenza, quasi a voler delegittimare l’interlocutore basandosi sull’esperienza diretta del contesto ucraino. Secondo Calenda, solo chi ha visto da vicino la realtà del Paese può parlare con cognizione di causa del suo assetto democratico.

carlo calenda

Il confronto si è così trasformato in un duello dialettico in cui il tema iniziale, la censura contro Angelo D’Orsi, ha lasciato spazio a un aspro scambio sulla democrazia in Ucraina, sulle interpretazioni del conflitto e sul ruolo della politica italiana nel definire il perimetro della libertà di espressione. Un episodio che riaccende il dibattito su come gestire opinioni controverse nelle istituzioni e nello spazio pubblico, e su quanto il confronto politico riesca – o non riesca – a mantenersi sul merito senza scivolare nella delegittimazione personale.

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Ultimo Aggiornamento: 19/12/2025 08:33

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