
In una fredda sera di dicembre, il mondo del calcio e quello delle criptovalute si sono incontrati in modo esplosivo: Tether ha presentato un’offerta ufficiale per acquistare l’intero pacchetto azionario della Juventus. A dare la notizia è stato direttamente il CEO Paolo Ardoino, con un annuncio che ha acceso immediatamente il dibattito tra tifosi, addetti ai lavori e appassionati di finanza digitale.
La mossa ha stupito solo fino a un certo punto. Appena mezz’ora prima, un portavoce di Exor – la holding della famiglia Agnelli che controlla il club bianconero – aveva assicurato che non fossero in corso negoziazioni. Un tempismo che lascia intuire come la società fosse già perfettamente consapevole di ciò che Tether stava per rendere pubblico.
Un miliardo sulla Juventus: il progetto Tether
Secondo Ardoino, Tether sarebbe pronta a investire 1 miliardo di euro nelle casse bianconere per riportare la Juventus stabilmente ai vertici del calcio europeo. Non un colpo di testa, ma l’ultimo passo di una strategia costruita con calma: a febbraio Tether aveva rilevato il 5% delle azioni del club e ad aprile aveva già superato la soglia del 10%.
Un interesse crescente, diventato via via più visibile e che oggi si presenta come una vera e propria strategia industriale: il mondo delle criptovalute che entra dalla porta principale nel calcio di vertice, con un progetto ambizioso e guidato da due imprenditori italiani che hanno costruito un impero digitale.
Chi è e cosa fa Tether
Tether è una delle aziende più influenti dell’universo cripto. Ha sede a El Salvador e domina il mercato globale delle stablecoin, le criptovalute pensate per essere “stabili”, perché il loro valore è ancorato a una valuta tradizionale, soprattutto al dollaro statunitense. In pratica, un ponte tra il mondo dei token digitali e quello della finanza tradizionale.
A guidare questa macchina sono due italiani che, lontano dai riflettori del grande pubblico, sono diventati protagonisti assoluti della nuova economia digitale. Al comando di Tether troviamo infatti: Paolo Ardoino, CEO; Giancarlo Devasini, cofondatore e figura chiave nello sviluppo aziendale
I numeri raccontano bene le dimensioni del fenomeno Tether: nel solo primo semestre 2024, l’azienda ha registrato 5,2 miliardi di dollari di utili. Un risultato che conferma il ruolo centrale di Tether nell’ecosistema delle criptovalute e il suo peso sempre crescente anche fuori dal mondo strettamente finanziario. Dal punto di vista societario, Giancarlo Devasini detiene circa il 47% delle quote, mentre Paolo Ardoino possiede il 20%. Il patrimonio personale dei due riflette in modo diretto questa crescita impressionante:
- Devasini è il 4° uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio stimato di 9,2 miliardi di dollari
- Ardoino occupa il 23° posto, con circa 3,9 miliardi di dollari
Due miliardari italiani alla guida di un gigante globale delle stablecoin che ora guarda alla Juventus come al prossimo grande progetto, tra business, passione sportiva e ritorni d’immagine.
Oggi Tether ha inviato una proposta ufficiale ad Exor per comprare la loro intera quota di Juventus.
— Paolo Ardoino 🤖 (@paoloardoino) December 12, 2025
Sin dall’inizio il nostro obiettivo è sempre stato quello di sostenere la squadra e riportarla alla gloria che merita.
Come parte del nostro commitment, se questa transazione…
Chi sono i due miliardari italiani dietro Tether
Dietro la facciata ultra tecnologica di Tether ci sono storie personali molto diverse fra loro, che raccontano percorsi di vita lontani dai cliché della finanza tradizionale. Da un ex chirurgo plastico diventato imprenditore seriale a un matematico ligure appassionato di informatica: due traiettorie che si incrociano nel mondo delle cripto e oggi puntano a uno dei club più iconici del calcio mondiale.
Capire chi sono Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino aiuta anche a leggere meglio il significato di un’offerta così clamorosa per la Juventus, tra visione, rischio calcolato e voglia di lasciare un segno fuori dal perimetro strettamente digitale.
Giancarlo Devasini
Nato a Torino nel 1964, Giancarlo Devasini ha un percorso che sembra uscito da una serie tv. Si laurea in medicina, diventa chirurgo plastico, ma dopo solo due anni abbandona la sala operatoria per seguire un’altra passione: l’imprenditoria nel settore dell’elettronica.
Fonda un gruppo che arriva a superare i 100 milioni di euro di fatturato, che venderà poco prima della crisi del 2008. Non si ferma lì: acquista Delitzia, azienda attiva nella consegna di cibo a domicilio, e nel 2012 fa il passo che cambierà la sua vita entrando nel mondo delle criptovalute.
Secondo il Financial Times, i primi passi di Devasini nel settore cripto sono quasi da pionieri di un’altra epoca: vendeva DVD e CD in cambio di circa 0,01 bitcoin. Era l’inizio di una rivoluzione ancora tutta da capire, ma lui è tra quelli che la intuiscono per tempo.
Da lì parte un percorso che lo porterà prima in Bitfinex e poi in Tether, contribuendo a costruire quello che oggi è considerato il vero colosso delle stablecoin. Un imprenditore che ha lasciato la medicina per la tecnologia e che ora, da cofondatore di Tether, potrebbe entrare anche nella storia del calcio.
Paolo Ardoino
Paolo Ardoino, classe 1984, arriva da un’altra geografia e da un altro tipo di formazione, ma con la stessa voglia di spingersi oltre i confini tradizionali. Originario di Cisano sul Neva, in provincia di Savona, studia matematica applicata all’informatica all’Università di Genova, dove si dedica anche alla ricerca.
Dalla Liguria si sposta prima a Lugano per un’esperienza professionale e poi a Londra, dove lancia una startup nel campo dei servizi tecnologici finanziari. È qui che si consolida il suo profilo di esperto di infrastrutture digitali applicate alla finanza.
Nel 2014 entra in Bitfinex come sviluppatore, per poi diventare chief technology officer. Il suo lavoro tecnico e strategico contribuisce alla crescita dell’azienda nel mercato cripto, fino alla nomina, nell’ottobre 2023, a amministratore delegato di Tether.
Oggi è proprio Ardoino il volto pubblico della nuova offensiva finanziaria verso la Juventus. Dallo sviluppo del software alla guida di un gruppo pronto a mettere sul piatto 1 miliardo di euro per uno dei club più famosi del mondo: il salto è enorme, ma racconta alla perfezione come il confine tra tecnologia, finanza e lifestyle sportivo sia ormai sempre più sottile.


