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Attentato Bondi Beach: i due killer padre e figlio avevano fatto giuramento all’Isis

Pubblicato: 15/12/2025 09:57

Il rumore delle onde, la luce del primo giorno di Hanukkah, le famiglie riunite per una celebrazione religiosa trasformata in un incubo. La strage di Bondi Beach, avvenuta a Sydney domenica 14 dicembre, continua a rivelare contorni sempre più inquietanti. Quella che inizialmente era apparsa come una sparatoria improvvisa si configura ora come un attentato antisemita con un possibile movente terroristico, pianificato e ideologicamente motivato.
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Il giuramento all’Isis e la matrice terroristica

Secondo quanto emerso nelle ore successive all’attacco, i due responsabili della strage — il 50enne Sajid Akram e il figlio Naveed Akram, di 24 anni — avrebbero prestato giuramento all’Isis prima di entrare in azione. Un elemento che rafforza l’ipotesi di una matrice jihadista, legata allo Stato Islamico, e che colloca l’attentato di Bondi Beach in un quadro di terrorismo internazionale.

Fonti investigative hanno riferito che l’agenzia di intelligence australiana aveva già attenzionato Naveed Akram in passato per legami con ambienti estremisti. Durante la perquisizione dell’auto utilizzata dai due uomini, condotta alla ricerca di eventuali esplosivi, sarebbero state rinvenute due bandiere dell’Isis, dettaglio che rafforza il sospetto di un’azione ispirata o rivendicabile dall’organizzazione terroristica. La polizia del Nuovo Galles del Sud non ha ancora confermato ufficialmente questo ritrovamento, ma l’indagine resta aperta su più fronti.

Le vittime e il giorno scelto per colpire

L’attacco è avvenuto nel primo giorno di Hanukkah, durante l’evento pubblico “Hanukkah by the Sea”, che aveva richiamato centinaia di persone sulla spiaggia più famosa d’Australia. Il bilancio è drammatico: almeno 15 morti e 42 feriti, molti dei quali ancora ricoverati in ospedale. Tra le vittime figura anche Matilda, una bambina di 10 anni, la più giovane tra coloro che hanno perso la vita.

La scelta della data e del contesto rafforza il carattere antisemita della strage. Colpire una celebrazione religiosa ebraica, in un luogo simbolo di socialità e sicurezza, ha trasformato un evento di festa in una delle pagine più nere della storia recente australiana.

I due attentatori e i segnali ignorati

Naveed Akram, muratore rimasto recentemente senza lavoro, era stato inserito in una lista di sorveglianza già nel luglio 2019. All’epoca era sospettato di stare preparando un attentato, ma le valutazioni successive avevano escluso una minaccia imminente. L’Asio, l’agenzia di intelligence australiana, e la polizia hanno confermato che l’uomo era “noto” alle autorità, ma non ritenuto un pericolo immediato.

Una posizione ribadita anche dal primo ministro Anthony Albanese, che ha spiegato come le verifiche condotte sulle frequentazioni e sulle associazioni del giovane non avessero fatto emergere elementi tali da giustificare misure restrittive. Una valutazione che oggi appare drammaticamente insufficiente alla luce dei fatti.

Diverso il profilo del padre Sajid Akram, piccolo imprenditore locale, mai segnalato come sospetto terrorista e in possesso di una regolare licenza per sei armi da fuoco. È stato lui a morire durante una sparatoria con la polizia, dopo aver aperto il fuoco sulla folla per oltre dieci minuti, prima di essere neutralizzato.

Le indagini e le ultime ore prima della strage

Il figlio Naveed è attualmente ricoverato in ospedale, sotto stretta sorveglianza della polizia. Le forze dell’ordine hanno perquisito l’abitazione di famiglia a Bonnyrigg, nella periferia occidentale di Sydney, e un Airbnb a Campsie, dove padre e figlio avrebbero soggiornato nei giorni precedenti l’attacco.

Ai familiari, i due avevano raccontato di un fine settimana dedicato a immersioni subacquee e nuoto. In realtà, si sono diretti a Bondi Beach armati di fucili a canna lunga e ordigni artigianali, pronti a colpire una folla inerme.

La strage di Bondi Beach lascia ora l’Australia di fronte a interrogativi profondi sulla prevenzione del terrorismo, sulla gestione delle segnalazioni di rischio e sulla sicurezza degli eventi pubblici. Un attentato che ha colpito non solo una comunità religiosa, ma l’intero Paese, nel cuore di una delle sue icone più riconosciute nel mondo.

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