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Bondi Beach, la verità sull’attentatore: “Un bravo ragazzo”. Cosa raccontano di lui

Pubblicato: 15/12/2025 11:17

La sera del 14 dicembre doveva essere un momento di luce, condivisione e speranza. Sulla spiaggia, il rumore delle onde si mescolava alle risate, alle preghiere e alle musiche della prima notte di Hanukkah, la festa ebraica delle luci. Famiglie, bambini, anziani: centinaia di persone si erano radunate per celebrare insieme, trasformando la spiaggia in uno spazio di comunità e festa. Nessuno poteva immaginare che, nel giro di pochi istanti, quella stessa luce sarebbe stata inghiottita dal buio.

Quando sono esplosi i primi colpi, la celebrazione si è dissolta nel caos. Urla, persone in fuga, corpi a terra. Il sangue ha macchiato la sabbia, mentre la paura prendeva il posto della gioia. In pochi minuti, una serata di festa si è trasformata nella strage di Bondi Beach, uno degli attacchi più drammatici mai vissuti dalla città.
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La sparatoria durante Hanukkah

L’attacco è avvenuto a Bondi Beach, a Sydney, proprio mentre era in corso l’evento Chanukah by the Sea. Due uomini hanno aperto il fuoco sulla folla riunita per celebrare la festività ebraica. Il bilancio è devastante: almeno 15 morti, tra cui una bambina di 10 anni, e 27 persone ancora ricoverate in ospedale. Tra queste, sei versano in condizioni critiche, sei sono critiche ma stabili e tredici risultano stabili.

Secondo le autorità sanitarie del Nuovo Galles del Sud, il numero dei feriti ricoverati è stato aggiornato nelle ore successive all’attacco, mentre proseguono le cure e il monitoraggio clinico dei sopravvissuti. Una ferita profonda che ha colpito non solo la comunità ebraica, ma l’intera Australia.

Padre e figlio al centro della strage

A sparare sono stati padre e figlio: il 24enne Naveed Akram, rimasto ferito e arrestato, e il padre Sajid Akram, di 50 anni, morto durante l’attacco. Una dinamica familiare che rende la vicenda ancora più difficile da comprendere. La madre di Naveed, Verena, moglie di Sajid, ha raccontato il suo smarrimento di fronte a quanto accaduto, incapace di conciliare l’immagine della famiglia con l’orrore della sparatoria.

La donna ha riferito che padre e figlio le avevano detto di essere partiti per un fine settimana a Jervis Bay, dedicato alla pesca, al nuoto e alle immersioni. «Mi ha chiamato e mi ha detto che era appena andato a nuotare, che avrebbero mangiato fuori e poi sarebbero rimasti a casa per il caldo», ha spiegato. Poche ore dopo, invece, si consumava l’attacco sulla spiaggia.

Verena ha dichiarato di non credere che il figlio potesse essere coinvolto in una sparatoria di massa: «Non ha un’arma, non esce nemmeno. Va al lavoro, torna a casa, fa ginnastica». Parole che raccontano il dramma di una madre divisa tra affetto e incredulità. Naveed lavorava come muratore, ma aveva perso il lavoro alcuni mesi fa; il padre gestiva un negozio di frutta e verdura. La famiglia viveva insieme, con altri due figli di 20 e 22 anni.

Una città sotto shock

Il giorno successivo alla strage di Bondi Beach, Sydney si è svegliata sotto shock. Da un lato, i fiori deposti al Bondi Pavilion, dove una folla silenziosa si è riunita per rendere omaggio alle vittime. Le bandiere di Israele e dell’Australia drappeggiate sui cancelli, i canti, prima l’inno nazionale australiano e poi canzoni in ebraico, in un clima di raccoglimento e dolore. Sul posto, la presenza discreta ma costante della polizia australiana.

Dall’altro lato, un nuovo episodio ha scosso ulteriormente la città: il ritrovamento di teste di maiale all’ingresso di un cimitero musulmano a Narellan, nella zona sud-occidentale di Sydney. Secondo la polizia del Nuovo Galles del Sud, la segnalazione è arrivata intorno alle 6 del mattino. Gli agenti hanno avviato un’indagine e rimosso i resti animali. Un gesto che ha aggiunto tensione a una città già ferita, in un contesto segnato da paura e divisioni.

Il dolore e le domande aperte

La strage di Sydney lascia dietro di sé vittime, famiglie distrutte e una comunità che cerca risposte. I numeri dei feriti, le condizioni critiche di alcuni sopravvissuti, il racconto dei testimoni e il dolore dei familiari degli attentatori compongono un quadro complesso e lacerante.

Bondi Beach, simbolo di libertà e vita all’aria aperta, è diventata il teatro di una tragedia che ha colpito nel cuore una celebrazione religiosa. Le luci di Hanukkah, quella sera, non sono riuscite a illuminare l’oscurità di una violenza che continua a interrogare un’intera nazione.

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