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Maria morta a soli 35 anni, è svolta nelle indagini: la decisione è appena arrivata

Pubblicato: 15/12/2025 18:39

Il gip di Milano, Luigi Iannelli, ha detto no alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura il 24 giugno 2024 sul fascicolo relativo alla morte di Maria Miceli. La ballerina bresciana e volto noto della televisione era morta l’11 maggio 2023, a soli 35 anni, a causa di una neoplasia mammaria metastatica, ma la vicenda giudiziaria attorno alla sua scomparsa resta ancora aperta.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, oltre un anno prima della morte Maria Miceli aveva deciso di abbandonare le terapie oncologiche tradizionali, scegliendo di affidarsi a cure alternative basate su diete, integratori, vitamine e ormoni. Una scelta che ora è al centro dell’attenzione della magistratura e che potrebbe avere avuto un ruolo determinante nel decorso della malattia.

Con un’ordinanza datata 12 dicembre 2025, il giudice ha confermato l’accusa di esercizio abusivo della professione medica nei confronti di una 47enne residente a Milano e ha chiesto alla Procura di proseguire le indagini per altri quattro mesi. L’ipotesi di reato è quella di morte come conseguenza di altro delitto, per verificare se i trattamenti proposti possano aver accelerato o causato il decesso della ballerina.

Accolta invece l’archiviazione per l’accusa di circonvenzione di persona incapace e per la posizione di una 67enne di Cisano Bergamasco, indagata in concorso. “Prendiamo atto delle decisioni del giudice – ha dichiarato a Fanpage.it l’avvocato Marco Marzari, legale della famiglia Miceli –. Le nuove indagini dovranno chiarire un aspetto centrale della vicenda: Maria Miceli non sarebbe morta in quei tempi e in quelle condizioni se non fosse stata indotta a non curarsi”.

Dalle indagini, emerse anche grazie alla trasmissione Farwest di RaiTre, risulta che Maria Miceli avesse scoperto la malattia il 20 marzo 2018. La diagnosi ufficiale di tumore era arrivata il 3 aprile 2018 all’ospedale di Manerbio, dove le era stato proposto un piano terapeutico basato su chemioterapia. La ballerina aveva inizialmente iniziato le cure, ma nel frattempo si era messa in contatto con la 47enne finita sotto inchiesta.

Miceli temeva che le terapie tradizionali le facessero perdere peso e massa muscolare, compromettendo la sua carriera artistica. Per questo si era rivolta alla donna, che si presentava come “dottoressa, educatrice, psicologa, psicoterapeuta e consulente nutrizionale”, pur non risultando iscritta ad alcun albo professionale. Secondo l’accusa, la 47enne avrebbe svolto attività tipiche di medico e nutrizionista, fornendo prescrizioni e indicazioni terapeutiche senza alcun titolo.

Per gli inquirenti, questo comportamento avrebbe indotto Maria Miceli a interrompere le cure oncologiche, sostituendole con una terapia alternativa fondata su regimi alimentari e integratori. A partire dall’agosto 2022, la ballerina avrebbe anche effettuato diversi pagamenti in favore della donna, circa 100 euro ciascuno, con la causale “integratori”.

Diversa la posizione della 67enne, che conosceva Miceli già prima della malattia e frequentava con lei alcuni gruppi spirituali, come “Noi È Io Sono”. Secondo il gip, non vi sarebbero elementi sufficienti per dimostrare una conoscenza diretta con la 47enne tale da configurare responsabilità penali, né per sostenere l’accusa di circonvenzione, poiché la condizione della ballerina non rientrerebbe nei casi di infermità o deficienza psichica.

Resta invece centrale la posizione della 47enne: per il giudice Iannelli avrebbe compiuto atti tipici riservati alla professione medica, come diagnosi e cura. Le nuove indagini, corredate da una consulenza medico-legale, dovranno ora stabilire se le “terapie” alternative abbiano avuto un ruolo causale o accelerante nella morte di Maria Miceli, una vicenda che continua a sollevare interrogativi profondi sul confine tra medicina e pratiche non scientifiche.

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