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“Chi c’era a casa Poggi”. Bomba dell’avvocato Bocellari, l’ha detto in diretta tv

Pubblicato: 19/12/2025 09:57

Nel corso di Ore 14, il programma condotto da Milo Infante, l’attenzione si è concentrata sull’udienza conclusiva dell’incidente probatorio relativo al DNA rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007. Un appuntamento giudiziario carico di attesa, che ha riportato al centro del dibattito pubblico uno dei casi più discussi della cronaca italiana, tra nuove analisi scientifiche e dichiarazioni destinate a far rumore.

All’esterno del tribunale di Pavia si è presentato Alberto Stasi, condannato in via definitiva ma da sempre proclamatosi innocente. Il suo atteggiamento non è passato inosservato: secondo quanto osservato in trasmissione, è apparso sorridente, disteso e fiducioso, un’immagine che ha colpito anche il pubblico. Assente invece Andrea Sempio, attualmente indagato, la cui mancata presenza ha alimentato ulteriori interrogativi sullo sviluppo dell’inchiesta.

La perizia e la frase che scuote il caso

Al centro della puntata, la perizia firmata dalla dottoressa Albani, che ha analizzato i profili genetici rinvenuti su due unghie della vittima. Si tratta di profili misti, parziali e non consolidati, che escluderebbero Stasi e altri soggetti, mentre non escluderebbero Sempio, con una concordanza indicata come 12/12 loci su un’unghia e 10/10 sull’altra. Un dato che, secondo la difesa, non può essere considerato decisivo se isolato dal contesto.

In studio erano presenti gli avvocati di Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, che hanno difeso la scelta del loro assistito di presenziare all’udienza, criticando la richiesta della difesa di Marco Poggi, fratello della vittima, di farlo uscire dall’aula. I legali hanno invece lodato la gestione del giudice Garlaschelli, definendola equilibrata.

È però una frase pronunciata da Bocellari ad aver acceso il dibattito. Con tono netto, l’avvocata ha posto una domanda destinata a pesare: “Chi c’era a casa Poggi?”. Un interrogativo che, pur senza fornire risposte definitive, sposta l’attenzione su scenari alternativi e su una possibile presenza diversa da quella finora cristallizzata nelle sentenze.

Il confronto tra esperti e le accuse di forzatura

A rafforzare i dubbi è intervenuto il generale Luciano Garofano, ex comandante del RIS, che ha ribadito come il profilo genetico resti non idoneo al confronto, definendo una forzatura l’attribuzione diretta a Sempio e contestando l’ipotesi del DNA da contatto secondario.

La replica della difesa di Stasi è stata durissima. De Rensis ha sottolineato come, se quel profilo Y fosse stato attribuibile a Stasi, sarebbe stato immediatamente considerato decisivo. “Vogliamo dire che c’era un’altra persona con lo stesso Y di Sempio che frequentava Chiara Poggi? Se quell’Y fosse stato di Alberto Stasi cosa avreste detto”, ha dichiarato, denunciando una lettura diseguale degli stessi elementi scientifici.

Il caso Garlasco, a distanza di anni, continua così a interrogare giustizia e opinione pubblica. E quella domanda, “chi c’era a casa Poggi”, resta sospesa come una bomba pronta a riaprire il confronto.

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