
Un presepe vandalizzato sotto il porticato del palazzo comunale, nel cuore di Brescia, ha acceso un’ondata di indignazione in città alla vigilia delle festività. L’episodio si è consumato in uno dei luoghi più simbolici del centro storico, dove ogni anno l’allestimento natalizio richiama cittadini e turisti. A colpire non è stato solo il danno materiale, ma soprattutto il significato del gesto, percepito come un attacco diretto a un simbolo profondamente radicato nella tradizione cristiana.
La scena che si è presentata agli occhi dei passanti ha lasciato sgomenti. Una statuetta del presepe è apparsa gravemente danneggiata, con la tunica lacerata e un braccio reciso, segno evidente di un’azione violenta e deliberata. I colpi sono stati inferti con forza, trasformando quello che dovrebbe essere un luogo di raccoglimento e serenità in teatro di un atto che ha scosso la comunità.
Secondo quanto riferito da alcuni testimoni presenti, l’uomo responsabile del gesto, descritto come un cittadino di origini straniere, avrebbe colpito le statuette mentre inneggiava ad Allah. Un comportamento che, stando ai racconti, ha reso l’episodio ancora più grave agli occhi di chi ha assistito, perché caricato di una valenza simbolica e provocatoria.
Il presepe era stato allestito sotto il porticato del Palazzo della Loggia, sede del Comune e punto nevralgico della vita cittadina. Proprio per questo l’atto vandalico ha assunto un peso particolare, toccando un luogo istituzionale e uno spazio condiviso, frequentato quotidianamente da famiglie e visitatori. La condanna del gesto è stata immediata e trasversale, con molti cittadini che hanno espresso sdegno e amarezza.
L’episodio riapre il dibattito sul rispetto dei simboli religiosi e sulla tutela dei luoghi pubblici, soprattutto in un periodo dell’anno tradizionalmente legato a valori di pace e convivenza. A Brescia resta ora l’amarezza per un gesto che ha ferito non solo un presepe, ma il sentimento collettivo di una comunità intera.


