
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha esercitato una delle sue prerogative costituzionali più rilevanti firmando cinque decreti di grazia in data 22 dicembre 2025. Questo atto di clemenza individuale trova il suo fondamento giuridico nell’articolo 87 della Costituzione Italiana, il quale conferisce al Capo dello Stato il potere di estinguere totalmente o parzialmente la pena inflitta a un condannato oppure di trasformarla in una sanzione di natura differente. La decisione giunge in un momento simbolico, a ridosso delle festività natalizie, e riguarda profili umani e giudiziari molto diversi tra loro, accomunati da percorsi di riabilitazione o da evidenti ragioni di equità sociale e umanitaria.
La natura del potere di grazia
Il provvedimento della grazia non deve essere confuso con l’amnistia o l’indulto, che hanno invece carattere generale e collettivo. In questo caso si tratta di un intervento mirato su singoli casi specifici dove l’applicazione rigida della legge potrebbe contrastare con il senso di giustizia o con il principio di umanità della pena. Il Capo dello Stato valuta ogni dossier basandosi sulle relazioni del Ministero della Giustizia e sui pareri delle autorità giudiziarie competenti. Attraverso questi cinque decreti, Mattarella ha dimostrato ancora una volta un’attenzione particolare verso le situazioni di fragilità, il tempo trascorso dal reato e l’effettivo reinserimento sociale dei soggetti coinvolti.
Chi ha ricevuto la grazia
Tra i beneficiari del provvedimento figura Zeneli Bardhyl, la cui vicenda giudiziaria presentava tratti peculiari. L’uomo era stato condannato a un anno e mezzo di reclusione con l’accusa di essere evaso dagli arresti domiciliari. Tuttavia, la grazia concessa dal Quirinale per l’intera pena si fonda su una valutazione tecnica molto precisa. Il magistrato di sorveglianza e il procuratore generale hanno infatti evidenziato che l’episodio contestato non presentava i requisiti necessari per essere considerato un reato di evasione secondo i parametri normativi. In questa circostanza, la grazia ha agito come uno strumento per sanare un’incongruenza giuridica, restituendo piena libertà a un uomo la cui condotta non è stata ritenuta realmente offensiva.
Particolarmente toccante è la vicenda di Franco Cioni, un uomo di settantasette anni che era stato condannato a oltre sei anni di carcere per l’omicidio volontario della moglie. Il delitto era maturato in un contesto di profonda sofferenza, poiché la donna era affetta da una malattia in stato terminale. Mattarella ha deciso di estinguere l’intera pena residua, che ammontava a circa cinque anni e mezzo di reclusione. La scelta presidenziale ha tenuto conto non solo dell’età avanzata e delle condizioni di salute precarie di Cioni, ma anche del perdono espresso formalmente dalla sorella della vittima. Questo gesto di clemenza riconosce la drammaticità del contesto del fine vita e la particolare condizione psicologica in cui il reato è stato compiuto.
Un altro decreto riguarda Alessandro Ciappei, condannato per una truffa risalente a oltre dieci anni fa. La pena originaria era di dieci mesi e la grazia ha cancellato i nove mesi residui. In questo specifico caso, il Presidente ha valutato positivamente il fatto che il reato fosse un episodio isolato e di modesta entità. Inoltre, è stato determinante il lungo periodo di tempo trascorso senza ulteriori pendenze legali e il fatto che Ciappei abbia ricostruito interamente la propria esistenza all’estero, dove attualmente risiede e lavora. La decisione sottolinea come, dopo un decennio di condotta esemplare, la pretesa punitiva dello Stato possa essere considerata superata a fronte di una reale integrazione sociale.
Per quanto riguarda Gabriele Spezzuti, il provvedimento di clemenza ha inciso sulla componente pecuniaria della condanna. L’uomo aveva già scontato nel 2014 la parte detentiva della pena per reati legati agli stupefacenti commessi nel lontano 2005. Tuttavia, gravava ancora su di lui una multa di 80.000 euro. Il Capo dello Stato ha deciso di condonare tale somma considerando le condizioni di vita disagiate del condannato e l’assenza di nuovi reati negli ultimi venti anni. La grazia in questo caso mira a permettere a un individuo che ha già pagato il suo debito con la giustizia in termini di libertà personale di non essere schiacciato da un onere economico insostenibile che ne impedirebbe il definitivo riscatto sociale.
L’ultimo caso riguarda Abdelkarim Alla F. Hamad, condannato a trenta anni per concorso in omicidio plurimo e violazione delle leggi sull’immigrazione in relazione a fatti tragici avvenuti nel 2015. Mattarella ha concesso una grazia parziale, riducendo la pena residua senza annullarla del tutto. La decisione è stata influenzata dal parere favorevole del Ministro della Giustizia e dalla valutazione dei dieci anni già trascorsi in carcere dal giovane. Durante la detenzione, Hamad ha mostrato un impegno costante nel percorso di recupero e istruzione. La clemenza tiene conto della giovane età del soggetto al momento dei fatti e del contesto estremamente drammatico in cui si erano svolti i tragici eventi legati ai flussi migratori.


