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“Aiutatemi, non riesco a muovermi”, poi il silenzio. Escursionista sparita in Italia

Pubblicato: 27/12/2025 19:43

Il silenzio della montagna è stato interrotto soltanto da un grido soffocato e dal rumore sordo di uno scivolone improvviso. In un attimo, la sicurezza del cammino è svanita, lasciando il posto al freddo della roccia e alla consapevolezza di non poter più contare sulle proprie gambe. Con le dita tremanti, la donna ha cercato una connessione con il mondo civile, affidando le sue ultime speranze a uno schermo digitale che faticava a trovare segnale. Dopo quel disperato messaggio di aiuto, l’oscurità e il gelo hanno iniziato a stringere la loro morsa, mentre il dispositivo restava muto, trasformando un pomeriggio all’aria aperta in una drammatica lotta contro il tempo e l’isolamento.

La dinamica dell’incidente montano

Il pomeriggio di sabato 27 dicembre 2025 è segnato da una profonda apprensione per le sorti di una donna, attualmente dispersa nelle Dolomiti Agordine, in provincia di Belluno. La vicenda ha avuto inizio nella tarda mattinata, quando la centrale operativa dei Carabinieri ha ricevuto una richiesta di aiuto estremamente frammentaria. L’escursionista è riuscita a comunicare di essere scivolata in un tratto impervio nei pressi del sentiero che si snoda sotto la croce del Monte Framont. Nonostante abbia riferito di essere fisicamente illesa, il trauma della caduta le impedisce di muoversi autonomamente, bloccandola in una zona che, in questo periodo dell’anno, presenta insidie meteorologiche e morfologiche notevoli, aggravate dalla presenza di neve e ghiaccio in quota.

La principale criticità delle operazioni di soccorso risiede nelle modalità con cui è stato lanciato l’allarme. La donna ha utilizzato un tablet privo di scheda telefonica, affidandosi probabilmente a una connessione dati instabile o a sistemi di messaggistica satellitare. Questa circostanza ha generato un isolamento comunicativo quasi immediato. Dopo il primo contatto, infatti, è calato il silenzio assoluto. Gli operatori non sono stati in grado di ricontattare la dispersa per ottenere coordinate geografiche precise o dettagli morfologici sul punto esatto della caduta. Il fatto che il dispositivo non sia collegato a una rete cellulare standard impedisce anche la localizzazione tramite celle telefoniche, costringendo i soccorritori a una ricerca visiva sistematica su un’area molto vasta e complessa.

Intervento massiccio dei soccorritori

Non appena ricevuta la segnalazione, la macchina dei soccorsi si è messa in moto con il massimo dispiegamento di forze possibile. L’elicottero Falco 2 del Soccorso alpino veneto ha effettuato diversi sorvoli tecnici sopra la zona del Lastia di Framont, perlustrando minuziosamente valli, canali naturali e ogni traccia visibile sul manto nevoso. La conformazione del terreno, caratterizzata da pareti scoscese e canaloni profondi, rende però l’avvistamento dall’alto estremamente complicato. Per rendere le ricerche più capillari, un tecnico di elisoccorso è stato sbarcato sulla vetta del Mont Alt. L’operatore ha iniziato una discesa a piedi verso valle, setacciando i punti più critici dove una persona potrebbe scivolare e rimanere nascosta alla vista aerea, ma purtroppo i primi passaggi non hanno dato alcun esito.

Con il passare delle ore e l’avvicinarsi dell’oscurità, l’operazione ha visto l’integrazione di ulteriori reparti specializzati. Le squadre a terra del Soccorso alpino di Agordo e i militari della Guardia di finanza sono stati trasportati in quota da un secondo velivolo, l’elicottero dei Vigili del fuoco. Questo sforzo congiunto mira a coprire ogni possibile via di fuga o sentiero che dal Mont Alt conduce verso il fondo valle. Il coordinamento tra i diversi corpi è fondamentale per gestire la logistica in un ambiente così ostile, dove le temperature calano drasticamente dopo il tramonto. I soccorritori stanno operando con la consapevolezza che il tempo è un fattore determinante per la sopravvivenza della donna, specialmente in assenza di contatti radio o telefonici costanti.

Condizioni ambientali e rischi

Il contesto operativo è reso ancora più difficile dalle condizioni tipiche del post-Natale in alta quota. Anche se la donna ha dichiarato di stare bene al momento della chiamata, l’impossibilità di muoversi la espone a un rapido principio di ipotermia se non viene individuata prima che le temperature scendano sotto lo zero termico notturno. La zona del Monte Framont è nota per i suoi passaggi tecnici che, se coperti da un sottile strato di ghiaccio o neve fresca, diventano trappole per gli escursionisti. Le autorità locali raccomandano la massima prudenza e ricordano l’importanza di avere sempre con sé dispositivi di comunicazione affidabili e dotati di sistemi GPS attivi, per evitare che un incidente risolvibile si trasformi in una tragedia a causa dell’impossibilità di essere rintracciati.

Le ricerche proseguiranno senza sosta fino a quando le condizioni di visibilità lo permetteranno, con la speranza che le squadre di terra possano intercettare un segnale o un richiamo dalla donna scomparsa nel silenzio delle vette bellunesi.

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