Vai al contenuto

Caro carburanti, perché nel 2026 il diesel costerà più della benzina: quanto pagheremo

Pubblicato: 29/12/2025 10:11

Dal 1° gennaio 2026 al distributore potrebbe verificarsi un cambiamento storico: il diesel potrebbe costare più della benzina, anche se di pochi centesimi al litro. Un’inversione di tendenza che nasce dalle nuove regole sulle accise inserite nella Legge di bilancio, destinate a incidere direttamente sui prezzi alla pompa.
Alla base della svolta c’è una norma contenuta nella Legge di bilancio che prevede una rimodulazione delle accise sui carburanti. Il testo stabilisce che, a decorrere dal 1° gennaio 2026, scatteranno due interventi simmetrici:

  • riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro al litro
  • aumento dell’accisa sul gasolio di 4,05 centesimi di euro al litro

L’effetto finale sarà l’allineamento dell’imposta: sia benzina sia gasolio saranno tassati con un’accisa pari a 672,90 euro ogni mille litri. Un passaggio che elimina lo storico vantaggio fiscale di cui il diesel ha beneficiato per decenni.

Perché il gasolio rischia di costare di più

In condizioni normali, il gasolio ha un costo industriale più elevato rispetto alla benzina. Finora, la differenza di prezzo al distributore è stata compensata da un’accisa più bassa. Con l’allineamento dell’imposta, questo equilibrio viene meno.
A meno di interventi sui margini di guadagno da parte della filiera petrolifera – produttori e distributori – il risultato più probabile è che il diesel superi la benzina nel prezzo finale al pubblico.

La stima dei prezzi: i numeri di Quattroruote

Una prima simulazione è stata elaborata dal mensile specializzato Quattroruote, partendo dai dati ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dell’8 dicembre scorso:

  • benzina: 1,718 euro al litro
  • gasolio: 1,684 euro al litro

Ipotizzando che:

  • il prezzo della materia prima resti invariato
  • i margini della filiera non vengano modificati

dal 2026 i prezzi potrebbero diventare:

  • benzina: 1,669 euro al litro
  • gasolio: 1,733 euro al litro

Con il diesel più caro di oltre 6 centesimi al litro rispetto alla verde.

Quanto costerà fare il pieno

La differenza si rifletterà anche sul costo del pieno. Per una vettura di segmento C con un serbatoio da 40 litri, la spesa media cambierebbe così:

  • auto a benzina: da 68,72 a 66,76 euro
  • auto diesel: da 67,36 a 69,32 euro

Un ribaltamento che penalizza chi utilizza il gasolio e favorisce, almeno sul piano fiscale, la benzina.

I possibili correttivi della filiera

Non è escluso che, soprattutto nei primi mesi del 2026, la filiera decida di intervenire sui margini, oggi generalmente più elevati sul gasolio, per attenuare l’impatto sui consumatori. Un’ipotesi confermata indirettamente dal presidente dell’Unem (ex Unione Petrolifera), Gianni Murano, secondo cui l’allineamento delle accise potrebbe tradursi in un diesel più caro della benzina di circa 3 centesimi al litro, e non di sei.

L’impatto sul mercato dell’auto

L’effetto della misura sarà rilevante soprattutto sul parco circolante, dove la presenza di auto diesel resta ancora ampia. Più limitato, invece, l’impatto sul mercato del nuovo: a fine 2025, considerando diesel tradizionali e plug-in, le immatricolazioni non dovrebbero superare le 150 mila unità.
Il 2026 segnerà dunque non solo una svolta fiscale, ma anche un cambio simbolico: per la prima volta dopo anni, il diesel rischia di diventare il carburante più caro alla pompa.

L’impatto sul settore dell’autotrasporto

L’aumento del prezzo del gasolio rischia di avere ripercussioni significative sul settore dell’autotrasporto, che in Italia dipende in larga parte dal diesel. Per le aziende di trasporto merci, anche una variazione di pochi centesimi al litro si traduce in costi aggiuntivi rilevanti su base annua, considerando percorrenze molto elevate. Il rischio è una compressione dei margini, soprattutto per le piccole e medie imprese, con possibili effetti a catena sui prezzi finali delle merci e quindi sull’inflazione. Le associazioni di categoria potrebbero tornare a chiedere misure compensative, come crediti d’imposta o riduzioni selettive dei pedaggi, per evitare che l’allineamento delle accise penalizzi un comparto già sotto pressione tra caro carburanti, costi energetici e transizione ecologica.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure