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Esofago lacerato dopo il pranzo, si scopre la verità: “Non è colpa delle lenticchie”. Cos’è successo

Pubblicato: 30/12/2025 09:47

Un pranzo di Natale poteva trasformarsi in tragedia per un uomo di 77 anni, salvato all’ultimo momento da un’équipe d’urgenza guidata dal dottor Alberto Brolese, direttore della Chirurgia generale 2 di Trento. Il paziente aveva mangiato troppe lenticchie, causando una situazione clinica estremamente grave destinata a entrare nella letteratura scientifica, e che riaccende l’attenzione sui rischi degli eccessi alimentari durante le festività.

Tutto ha avuto inizio quando l’uomo è arrivato in ospedale con una diagnosi drammatica: la sindrome di Boerhaave, una lacerazione spontanea e completa dell’esofago. «Lo sforzo del vomito, anziché espellere il cibo, ha causato la rottura interna riversando il contenuto gastrico nel torace», ha spiegato Brolese al Corriere della Sera.

La mortalità stimata in casi come questo raggiunge l’80%. Il chirurgo, che si trovava in vacanza con la famiglia ad Adria, ha interrotto tutto e si è messo in viaggio per raggiungere l’ospedale. Il percorso non è stato semplice: «Ho affrontato 20 chilometri di coda sulla A22, ho messo fuori dal finestrino il fazzoletto bianco e azionato le frecce, passando sulla corsia d’emergenza», ha raccontato.

Fermato dalla polizia, Brolese ha mostrato il tesserino e l’auto è stata scortata fino a Trento con sirene spiegate. L’intervento chirurgico, durato quattro ore, ha permesso la sutura dell’esofago e il paziente è stato dichiarato fuori pericolo. «Se scegli di fare il medico devi anteporre lo spirito di servizio a tutto il resto», ha commentato il chirurgo, veterano dei trapianti.

“Non sono state le lenticchie”

Secondo quanto chiarito dal professor Enrico Stefano Corazziari, gastroenterologo di chiara fama, è fondamentale discolpare le lenticchie dall’accusa di aver provocato direttamente il danno fisico. Il medico ha spiegato che la lesione non è stata causata dalle proprietà del legume, ma dalla pressione meccanica insopportabile generata da ripetuti e violenti conati di vomito. Questo fenomeno si verifica solitamente dopo abbuffate imponenti, dove l’eccessivo consumo di cibo, frequentemente accompagnato da un elevato apporto di alcol, mette sotto stress l’intero apparato digerente. In questo contesto, le lenticchie rappresentano solo l’ultimo alimento assunto prima del malore, ma il tragico esito si sarebbe verificato con qualunque altra pietanza ingerita in quantità eccessive.

La dinamica dell’incidente avvenuto durante il giorno di Natale descrive un quadro clinico di estrema urgenza. L’anziano, dopo il pasto abbondante, ha iniziato a manifestare sintomi gravi che hanno richiesto un intervento chirurgico di oltre quattro ore. Durante la sindrome di Boerhaave, la forza dei conati di vomito è tale da provocare una lacerazione completa della parete esofagea, permettendo al contenuto gastrico di fuoriuscire e penetrare all’interno del torace. Questo versamento di materiale estraneo nel mediastino scatena quasi immediatamente una grave infezione sistemica, portando a un rapido e pericoloso deterioramento delle funzioni vitali del paziente, che deve essere trattato tempestivamente in terapia intensiva per evitare esiti fatali.

Il professor Corazziari ha sottolineato che, sebbene la sindrome sia considerata un evento eccezionale, esistono dei fattori di rischio specifici che possono aumentare la probabilità di incorrere in tale emergenza. Gli individui che abusano regolarmente di alcol e tabacco risultano essere i soggetti più esposti, così come coloro che soffrono già di patologie pregresse a carico dell’esofago, come la esofagite o le ernie iatali. Queste condizioni possono indebolire i tessuti della parete esofagea, rendendoli meno elastici e più suscettibili alle rotture in caso di forti sollecitazioni. La diagnosi rimane comunque difficile e spesso avviene direttamente in pronto soccorso, data la natura improvvisa e violenta della sintomatologia.

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Ultimo Aggiornamento: 30/12/2025 16:41

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