
Seguiamo in diretta su The Social Post il discorso di fine anno del presidente della Repubblica Mattarella, in onda questa sera, 31 dicembre 2025, a reti unificate Rai dalle 20:30 Dal Quirinale, il Capo dello Stato rivolgerà agli italiani il tradizionale messaggio di Capodanno, tracciando un bilancio dell’anno che si chiude e indicando alcune priorità e prospettive per il 2026.
Oltre ai prevedibili riferimenti alla guerra in Ucraina e al quadro internazionale, le anticipazioni parlano di un discorso con un forte accento su coesione sociale, partecipazione civica e ruolo delle giovani generazioni, chiamate a essere protagoniste della vita democratica del Paese. Attesi anche richiami ai valori costituzionali, al senso di responsabilità collettiva e al significato della Repubblica, in vista delle celebrazioni per gli 80 anni dalla sua nascita. In questo live racconteremo in tempo reale i passaggi più significativi dell’intervento del presidente.
20:45 – “Giovani non rassegnatevi, scegliete futuro come generazione di 80 anni fa”
“Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani. Qualcuno -che vi giudica senza conoscervi davvero- vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna”.
20:44 -“Nessun ostacolo più forte della nostra democrazia”
“Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista. Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia. Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani”
20:44 – “Falcone e Borsellino simboli di chi non si rassegna alla prepotenza della criminalità”
Nel messaggio di fine anno, Sergio Mattarella ricorda Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, definendoli due volti che non possono essere dimenticati e simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia.
Un esempio che continua a vivere
Il Capo dello Stato sottolinea come Falcone e Borsellino restino protagonisti anche dopo il loro assassinio, perché il loro esempio continua a ispirare le nuove generazioni, non solo in Italia, e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità.
20:43 – “La grande stagione delle riforme ha cambiato il profilo dell’Italia”
Nel suo discorso di fine anno, Sergio Mattarella richiama quella che definisce una grande stagione di riforme capace di trasformare profondamente il Paese. Il presidente cita la riforma agraria e il Piano casa, collegandone il ricordo alle difficoltà attuali delle giovani coppie nel trovare un’abitazione nelle città italiane.
Il lavoro come leva dello sviluppo e i diritti dei lavoratori
Mattarella evoca poi gli anni del miracolo economico, con i volti degli operai e di chi ha costruito le grandi infrastrutture che hanno modernizzato l’Italia. Al centro di questo percorso c’è il lavoro, definito leva fondamentale dello sviluppo. Lo Statuto dei lavoratori, ricorda il Capo dello Stato, ha sancito diritti, dignità e libertà sindacale, valori che oggi richiamano il rispetto della sicurezza sul lavoro e dell’equità delle retribuzioni.
Sanità e previdenza, conquiste da preservare
Nel suo intervento, il presidente sottolinea anche l’importanza dell’istituzione del Servizio sanitario nazionale, che garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando una conquista decisiva dello Stato sociale fondata sulla dignità della persona e sull’uguaglianza. Accanto ad esso, il sistema previdenziale esteso a tutti, indicato come un patrimonio da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo.
20:42 – “La Repubblica siamo noi, coesione sociale bene che mai definitivo”
“Spesso diciamo che i principi e i valori che le madri e i padri costituenti ottanta anni fa incisero nella Costituzione vanno vissuti, testimoniati ogni giorno: è questo che li ha fatti diventare realtà nelle scelte quotidiane di ognuno di noi. La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi”.
20:42 – “La Repubblica spartiacque della nostra storia”
Nel suo messaggio di fine anno, Sergio Mattarella definisce la Repubblica «uno spartiacque nella nostra storia», chiarendo che non si tratta di uno Stato che sovrasta i cittadini, ma di uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone e le autonomie delle comunità.
Dalla ricostruzione all’Europa, i pilastri dell’azione internazionale. Il Capo dello Stato ricorda come la democrazia italiana del dopoguerra, giovane e dinamica, abbia messo radici aprendosi al dialogo internazionale. Un passaggio decisivo è rappresentato dalla firma dei Trattati di Roma nel 1957, con l’Italia protagonista della costruzione della nuova Europa. Mattarella indica quindi l’Unione europea e le relazioni transatlantiche, sostenute dal Piano Marshall, come i due pilastri della ricostruzione e come coordinate fondamentali dell’azione internazionale italiana, insieme all’Alleanza atlantica.
20:40 – “La Repubblica ha 80 anni, il voto delle donne segno indelebile della democrazia”
Nel suo discorso di fine anno, Sergio Mattarella richiama l’anniversario degli ottant’anni della Repubblica, sottolineando come, pur essendo un arco di tempo limitato nella grande storia, rappresenti decenni di altissimo significato per il Paese. Il presidente invita a sfogliare idealmente un “album di famiglia” della Repubblica, partendo da un’immagine simbolica. Il primo voto delle donne e la parità ancora da completare. Il Capo dello Stato indica come primo fotogramma di questo percorso il voto delle donne, chiamate per la prima volta alle urne, gesto che segnò l’unità del popolo e impresse alla Repubblica un carattere democratico indelebile. Mattarella ricorda però che quel momento ha avviato un cammino verso la piena parità che è ancora oggi in corso.
20:38 – Mattarella: “Ripugnante il rifiuto della pace”
Nel passaggio centrale del suo messaggio di fine anno, il presidente Sergio Mattarella richiama con forza il desiderio di pace, definendo «sempre più incomprensibile e ripugnante» il rifiuto di chi la nega «perché si sente più forte». Il Capo dello Stato cita le città ucraine devastate, le centrali energetiche distrutte e la tragedia di Gaza, con bambini e anziani esposti al freddo, come immagini che rendono ancora più urgente l’appello alla fine dei conflitti.
La pace come mentalità che nasce dalla vita quotidiana. Mattarella sottolinea che la pace non è solo un obiettivo politico, ma un modo di pensare: vivere insieme rispettando gli altri, senza imporre volontà, interessi o dominio. Una mentalità che inizia dalla vita quotidiana e riguarda ogni livello — internazionale, nazionale e comunitario — perché, per ogni popolo, la pace comincia dalla propria dimensione nazionale.
20:31 – Mattarella: si chiude un anno difficile
“Il nostro primo pensiero va alla pace, di fronte alla distruzione”. Subito il richiamo all’Ucraina, senza dimenticare anche Gaza. “Ripugnante chi rifiuta la pace”.


