
Il dramma che ha colpito la località sciistica di Crans-Montana nella notte di Capodanno del 2026 rappresenta una delle pagine più buie per la comunità italiana all’estero degli ultimi anni. Il rogo divampato all’interno del locale Le Constellation ha trasformato una serata di festa in un incubo di fuoco e fumo, lasciando diverse famiglie in un limbo straziante tra la speranza e il dolore più profondo. Mentre le autorità elvetiche procedono con estrema cautela nelle operazioni di identificazione, emergono i volti e le storie di sei giovanissimi ragazzi che non hanno fatto rientro nelle loro case. Si tratta di studenti, sportivi e sognatori, le cui vite si sono incrociate tragicamente in quella stazione turistica svizzera. La complessità dei rilievi scientifici e la necessità di ricorrere ai test del Dna hanno rallentato le procedure ufficiali, alimentando l’angoscia dei parenti che chiedono risposte certe e, in alcuni casi, l’intervento diretto delle istituzioni italiane per superare le difficoltà burocratiche con le autorità locali.

Emanuele e il sogno spezzato sul green
La figura di Emanuele Galeppini incarna il profilo di un giovane cosmopolita, diviso tra la residenza a Dubai, dove il padre lavora nel settore nautico, e le radici in Liguria. A soli sedici anni, Emanuele era già una promessa del golf, sport che praticava con dedizione al Circolo di Rapallo. Di lui, dopo l’inferno di quella notte, è rimasto solo un cellulare ritrovato tra i detriti, un oggetto che pesa come un macigno nel cuore dei genitori Edoardo e Beatrice. Nonostante le parole di cordoglio già espresse dalle autorità liguri e dal presidente Marco Bucci, la famiglia si aggrappa strenuamente alla procedura del test del Dna, rifiutando di arrendersi finché non arriverà un responso definitivo. Lo zio Sebastiano ha ribadito con forza che il ragazzo risulta ancora nell’elenco dei dispersi, mentre il direttore del circolo di golf preferisce continuare a parlarne al presente, alimentando una fiammella di speranza attraverso la preghiera.
Giovanni, il liceale impegnato di Bologna
Tra le storie più toccanti figura quella di Giovanni Tamburi, sedici anni, studente del liceo scientifico Righi di Bologna. Giovanni appartiene per ramo materno alla nota famiglia Sassoli de’ Bianchi ed è descritto da tutti come un ragazzo dal profondo senso di responsabilità, attivo in parrocchia e rappresentante di classe. Si trovava in vacanza con il padre e la sorella quando il disastro ha sconvolto i loro piani. La madre, rimasta a Bologna, ha lanciato un appello disperato alla premier Giorgia Meloni, lamentando una mancanza di comunicazione trasparente da parte delle autorità svizzere circa l’ubicazione dei feriti e lo stato delle ricerche. La comunità bolognese si è stretta attorno alla famiglia con momenti di preghiera collettiva, coinvolgendo anche l’arcivescovo Matteo Zuppi, mentre i compagni di scuola attendono con il fiato sospeso notizie che sembrano non arrivare mai.
Riccardo e il coraggio della sorella
Il quartiere romano dell’Eur attende con ansia notizie di Riccardo Minghetti, un sedicenne appassionato di tennis e letteratura che frequentava il liceo Cannizzaro. La notte di Capodanno, Riccardo era al bar Le Constellation insieme alla sorella Matilde e a un amico comune. La dinamica della tragedia ha visto Matilde tentare l’impossibile per salvare il fratello, riportando ustioni alle mani nel disperato tentativo di scavare tra le macerie subito dopo lo scoppio dell’incendio. La preside della sua scuola e gli amici dello Sporting Club lo ricordano come un ragazzo solare e molto diligente. La famiglia nutre ancora la speranza che Riccardo possa trovarsi tra i feriti non identificati all’interno di uno dei numerosi ospedali della zona, poiché il suo corpo non è stato ancora ufficialmente localizzato tra le vittime accertate.

Achille e i segni per il riconoscimento
Un altro giovane milanese coinvolto nel disastro è Achille Barosi, studente del liceo artistico delle Orsoline. Achille era stato visto l’ultima volta mentre rientrava nel pub nel tentativo di recuperare la giacca e il telefono, proprio mentre le fiamme stavano già prendendo il sopravvento sulla struttura. I familiari hanno fornito dettagli precisi per favorire l’identificazione, menzionando una collanina con la Madonnina e un anello d’oro con la lettera B, regalo della nonna, che il ragazzo indossava sempre. Il cugino Edoardo ha attivato i canali social per raccogliere informazioni, sperando che Achille sia uno dei tre giovani pazienti ignoti attualmente ricoverati tra Sion, Losanna e Zurigo. La famiglia attende con angoscia l’esito del Dna, aggrappandosi a ogni piccolo segnale che possa suggerire una realtà diversa dalla tragedia definitiva.

Chiara e il dolore della certezza
La situazione di Chiara Costanzo, amica di Achille e studentessa modello del liceo Moreschi di Milano, appare purtroppo segnata da una tragica consapevolezza. Sebbene manchi ancora la conferma ufficiale del laboratorio, il padre ha comunicato che il nome di Chiara non figura tra i feriti non identificati, bensì nell’elenco delle vittime presunte. Descritta come una ragazza brillante, amante della danza e dei viaggi, Chiara rappresentava l’eccellenza scolastica e la gioia di vivere. I genitori, dopo giorni di attesa estenuante a Crans-Montana, sono rientrati a Milano nel silenzio più cupo. La scuola e gli amici la ricordano per la sua generosità e per l’impegno costante in ogni attività, dallo sport allo studio, mentre si attende che le procedure forensi facciano il loro corso per poterle dare l’ultimo saluto.
Sofia e il mistero dell’ultima dispersa
Sebbene i dettagli su Sofia siano meno numerosi rispetto agli altri ragazzi, il suo nome resta tristemente legato a quello del gruppo di giovani italiani che quella notte cercavano solo un momento di svago. La sua scomparsa contribuisce a rendere ancora più pesante il bilancio di una vacanza finita nel peggiore dei modi. Il lavoro degli inquirenti svizzeri prosegue senza sosta per incrociare i dati clinici con le denunce di scomparsa, in un contesto dove il fuoco ha reso estremamente difficile ogni operazione di recupero. L’intera nazione segue con partecipazione il destino di questi adolescenti, uniti dal tragico destino di una notte che doveva celebrare il futuro e che invece ha lasciato un vuoto incolmabile in molteplici comunità italiane, da nord a sud, fino alle comunità residenti all’estero.


