
Il dramma che ha colpito la località di Crans Montana si è trasformato in una tragedia definitiva per la famiglia Costanzo. Andrea Costanzo, il padre della giovane Chiara, ha dovuto accettare la realtà più atroce proprio all’inizio del nuovo anno. Dopo ore di angoscia e incertezza, la speranza di ritrovare la figlia tra i feriti ricoverati negli ospedali svizzeri è svanita. La comunicazione ufficiale delle autorità ha chiarito che i pazienti non identificati sono tutti di sesso maschile, lasciando come unica, dolorosa conclusione che la sedicenne milanese sia tra le vittime dell’incendio che ha devastato il locale durante i festeggiamenti di Capodanno.
La memoria di una giovane vita spezzata
Chiara Costanzo viene descritta dal padre come una ragazza straordinariamente solare ed empatica, capace di eccellere in ogni ambito della sua vita quotidiana. Frequentava con successo il liceo scientifico a Milano, mantenendo una media scolastica altissima e dimostrando un talento naturale per le lingue straniere e la danza. Il suo futuro sembrava già tracciato verso traguardi ambiziosi, forse seguendo le orme della sorella maggiore verso l’università Bocconi e una carriera internazionale. La sua curiosità e la voglia di scoprire il mondo erano i tratti distintivi di una personalità che sapeva fare da collante per l’intera famiglia, composta anche da altri tre fratelli profondamente legati a lei.
Il soggiorno a Crans Montana era una tradizione di lunga data per i Costanzo, che possedevano una casa in zona grazie a un acquisto del nonno. Eppure, quest’anno il destino sembrava aver lanciato segnali contrastanti. Chiara inizialmente non desiderava partecipare alla vacanza in montagna, preferendo festeggiare altrove con un’amica. Solo la mancanza di posti disponibili l’aveva spinta a seguire i genitori in Svizzera. Andrea Costanzo ricorda con estrema amarezza come siano stati proprio i genitori a incoraggiarla a uscire quella sera per divertirsi, una raccomandazione che ora pesa come un macigno sul cuore di un padre che si interroga sulle beffe della sorte.
Il dolore e la ricerca della verità
Il racconto dei momenti successivi allo scoppio del rogo è carico di un senso di impotenza devastante. Andrea si è recato immediatamente davanti al bar nel tentativo disperato di trovare Chiara, ma il blocco imposto dai vigili del fuoco gli ha impedito di entrare nella struttura. In quel momento di caos, la priorità era la sicurezza, ma oggi resta il rimpianto di non aver potuto fare di più. Nonostante il dolore sia ancora nella sua fase più acuta e paralizzante, il padre della vittima ha già espresso la ferma volontà di ottenere giustizia. Una volta superata la fase del lutto immediato, l’obiettivo sarà quello di individuare le responsabilità oggettive che hanno portato a una simile catastrofe.
In questo scenario di sofferenza, la famiglia ha ricevuto la visita e il supporto del ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’incontro è servito a gestire gli aspetti logistici e burocratici che seguono tragedie di questa portata internazionale. Andrea Costanzo ha chiesto con forza che lo Stato si faccia carico del trasporto delle salme verso l’Italia, evitando ai parenti l’ulteriore trauma di dover tornare a Sion per le procedure di identificazione formale. La rassicurazione del ministro ha offerto un piccolo conforto umano in un momento in cui la burocrazia rischia di diventare un peso insostenibile per chi ha appena perso un figlio.
La sfida più grande per i coniugi Costanzo sarà ora quella di comunicare la notizia ai figli più piccoli e ricostruire un equilibrio familiare distrutto. Chiara non era solo una studentessa modello, ma il perno emotivo di un gruppo di fratelli molto uniti. La consapevolezza che lei non tornerà a casa trasforma il rientro a Milano in un viaggio verso una realtà vuota e difficile da accettare. La comunità scolastica del liceo Virgilio, già scossa per il ferimento di altri coetanei coinvolti nel medesimo incidente, si stringe attorno a una famiglia che chiede solo che il sacrificio di una giovane vita non resti impunito e dimenticato.


