
Nelle immagini trasmesse dalla tv francese emergono le lacrime e la commozione di David Vocat, comandante dei Vigili del Fuoco intervenuti per primi dopo il drammatico incendio di Capodanno a Crans-Montana. “Abbiamo fatto tutto il possibile”, racconta Vocat, “mi sono avvicinato a una signora che aveva perso il figlio, temendo di essere respinto, invece mi ha ringraziato per tutte le altre vite salvate”. Domenica nella località svizzera si è svolta una messa seguita da una processione in ricordo delle vittime, momento di raccoglimento accompagnato anche da alcune critiche ai soccorritori.
David Vocat ha ripercorso ai microfoni del Radiogiornale quei momenti drammatici: “Eravamo in caserma e quella notte tutto era tranquillo. Stavamo per andare a casa, poi alle 1.35 è arrivato l’allarme”, spiega il comandante, sottolineando la rapidità con cui è scattata la mobilitazione.

“Ho chiamato subito la polizia cantonale, chiedendo di predisporre due elicotteri per anticipare la situazione”, continua Vocat. “Quando siamo arrivati sul posto sembrava una scena di guerra. Molti giovani stavano aiutando a far uscire le persone dal locale”.
Il comandante descrive anche la violenza del rogo: “La temperatura nel piano inferiore del locale è aumentata molto rapidamente. Al nostro arrivo, il flashover aveva già trasformato tutto in calore e fumo. Le fiamme hanno colpito le persone, e noi abbiamo cercato di tirarle fuori con l’aiuto dei giovani presenti. Tutto è avvenuto in tempi relativamente rapidi”.
Non sono mancate le critiche sul presunto ritardo dei soccorsi. “In condizioni normali, l’attesa è di 20-25 minuti prima che il primo camion arrivi sul posto. Quella sera eravamo in caserma per un turno di picchetto, ma normalmente siamo a casa perché non siamo professionisti. In Svizzera funziona così”, chiarisce Vocat.
L’evento ha lasciato ferite profonde, non solo tra le vittime, ma anche tra chi ha soccorso. “Degli psicologi sono venuti ad aiutarci. I miei uomini hanno cercato di fare il massimo per salvare vite e ora hanno bisogno di riposo e supporto”, sottolinea il comandante.
Il trauma vissuto dai pompieri e dai giovani intervenuti quella notte è evidente: la memoria dell’incendio resta impressa, e il percorso di recupero psicologico sarà fondamentale per superare lo shock.
Vocat conclude con un messaggio di riconoscimento per il lavoro dei suoi uomini: “Abbiamo fatto tutto ciò che era possibile. Nonostante le critiche, il loro impegno e il coraggio sono stati straordinari. Ogni vita salvata conta, e questo è il nostro vero bilancio”.
La tragedia di Crans-Montana resta una ferita collettiva, e il racconto dei soccorritori evidenzia quanto il coraggio e la prontezza dei Vigili del Fuoco abbiano fatto la differenza in una notte di fuoco e dolore.


