
Emergono gravi criticità nei controlli antincendio relativi al locale «Le Constellation» di Crans-Montana, teatro della tragedia di Capodanno costata la vita a 40 ragazzi. A renderlo noto è stato lo stesso Comune, che in una comunicazione ufficiale ha ricostruito quanto avvenuto negli ultimi anni sul fronte delle verifiche di sicurezza. Secondo quanto riferito, tra il 2020 e il 2025 i controlli annuali previsti non sarebbero stati effettuati in modo adeguato, lasciando scoperti aspetti fondamentali per la prevenzione degli incendi.
Nella nota diffusa dall’amministrazione comunale si legge che «nel 2015 il proprietario del locale, J.B., ha chiesto un permesso di costruzione per una veranda antistante l’ingresso e ha effettuato autonomamente lavori interni». Interventi che, alla luce di quanto accaduto, assumono un peso decisivo nel quadro delle responsabilità. I gestori del locale, i coniugi francesi Jacques e Jessica Moretti, avevano sempre sostenuto di essere in regola con le normative vigenti, ribadendo più volte la conformità della struttura.

Le indagini e le presunte irregolarità
Il sistema normativo svizzero prevede prescrizioni federali, ma demanda ai singoli Cantoni e ai Comuni l’attuazione dei controlli. Nel Canton Vallese è in vigore la legge numero 540.1, aggiornata nel 2024, che affida proprio alle amministrazioni locali la vigilanza sulla prevenzione di incendi e disastri naturali. Dopo le prime verifiche, la Procura cantonale diretta da Beatrice Pilloud ha aperto un’inchiesta nei confronti dei coniugi Moretti, accusati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo. Al momento non sono stati arrestati perché, come spiegato dagli inquirenti, non sussistono «i criteri per adottare una detenzione preventiva», né il rischio di fuga o di inquinamento delle prove.
Nel frattempo, sono emersi dettagli inquietanti anche sui progetti di ampliamento del locale. Il 19 dicembre scorso, pochi giorni prima della tragedia, il proprietario aveva presentato un nuovo piano per estendere la veranda, portandola da 44 a circa 74 metri quadrati, con la rimozione di un’uscita laterale. Le planimetrie mostrano inoltre che l’ingresso al bar al piano terra misura appena un metro e mezzo e si apre verso l’interno, in contrasto con quanto previsto dalle norme di sicurezza.
A rafforzare i dubbi contribuiscono le testimonianze di due ex dipendenti, una donna e un uomo, che hanno raccontato all’emittente elvetica Bfm come nel 2023 l’unica uscita di sicurezza dell’interrato fosse seminascosta nell’area fumatorie spesso chiusa a chiave per evitare accessi non controllati. Dopo l’incendio, un soccorritore ha confermato di aver dovuto forzare quella porta per consentire l’evacuazione. Dettagli che, oggi, assumono il valore di segnali ignorati in una catena di omissioni che ha preceduto la strage.


