
Tre mesi prima dell’omicidio di Alessandro Ambrosio, il capotreno ucciso a coltellate nel parcheggio della stazione di Bologna, Marin Jelenic era già stato fermato dalle forze dell’ordine. Era il 18 ottobre quando il 36enne croato venne arrestato a Udine all’interno di un supermercato Conad di viale Vittorio Veneto, dopo una violenta esplosione di rabbia scoppiata per un furto di birre.
A riconoscerlo oggi è il titolare dell’esercizio commerciale, Alfredo Vasto, che quella sera chiamò i carabinieri dopo che il cliente, sorpreso a rubare, aveva reagito devastando gli espositori, lanciando lattine e sputando contro un dipendente. Nonostante l’aggressività dimostrata, Jelenic venne rilasciato poco dopo. «Poteva capitare a me», ha raccontato l’esercente. Parole che, alla luce dell’omicidio di Bologna, assumono un significato inquietante. Jelenic viene descritto come un vero e proprio “fantasma delle stazioni”, segnalato in numerose città del Nord Italia. Nato in Croazia nel 1989, alle spalle ha denunce per ubriachezza, porto di armi da taglio e improprie, oltre a resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Solo nel 2025 le segnalazioni si sono accumulate tra Milano, Pavia, Lodi, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Udine.
Il piano di fuga verso l’Austria
Le indagini sull’omicidio di Ambrosio hanno ricostruito una fuga che puntava verso il Nord-Est. Jelenic avrebbe pianificato di espatriare in Austria passando dal Friuli Venezia Giulia, con l’intenzione di salire sul treno Tarvisio-Villach. Il biglietto era stato acquistato per la mattina dell’Epifania. Un piano interrotto dal fermo avvenuto a Desenzano del Garda dopo un giorno di ricerche serrate.
I database di Polfer e Polizia di Stato restituiscono una mappa di presenze che oggi appare tutt’altro che casuale. Oltre all’arresto di ottobre a Udine, Jelenic era stato identificato il 10 novembre a Tarvisio e il 30 dicembre al valico di frontiera di Trieste. Un mosaico di spostamenti ora al vaglio degli investigatori.
Sul fronte investigativo resta ancora oscuro il movente dell’omicidio. «Stiamo lavorando e siamo in piena attività investigativa. Quindi, al momento, procediamo in tutte le direzioni», ha spiegato Guglielmo Battisti, dirigente della Squadra Mobile di Bologna. «È troppo presto per fare delle ipotesi, stiamo continuando a lavorare in stretto rapporto con la Procura della Repubblica».
Al momento del fermo, Jelenic non ha rilasciato dichiarazioni. Gli inquirenti stanno ricostruendo i suoi movimenti e i contatti delle ultime ore. La sera del delitto, sul treno da Fiorenzuola a Milano, avrebbe chiesto in prestito un telefono a un passeggero per tentare una chiamata verso la Croazia. Durante la fuga avrebbe fatto lo stesso con altri cellulari, contattando utenze croate ora sotto esame.
Quando è stato rintracciato a Desenzano, era senza documenti e indossava abiti compatibili con quelli ripresi dalle telecamere della stazione di Bologna. Addosso aveva due coltelli da tavola, lunghi 8,5 e 11,5 centimetri: uno dei due potrebbe essere l’arma del delitto. Ora si trova in carcere a Brescia.
Secondo la Procura, Jelenic era l’unica persona presente sul luogo dell’aggressione alle 17.55 del 5 dicembre. Le telecamere non hanno ripreso direttamente l’accoltellamento, ma mostrano una persona incappucciata seguire la vittima, accelerare il passo e poi allontanarsi con calma verso l’atrio della stazione. Nella stradina che collega il binario ovest al parcheggio di via Bovi Campeggi non c’erano altre persone. Il primo soccorritore arrivò circa un minuto dopo, trovando il corpo a terra. Nessuno ha visto Jelenic fuggire: secondo gli inquirenti si sarebbe nascosto per non farsi notare. Una dinamica che ha portato la Procura a ritenere sussistenti gli elementi per il fermo.


