
Si chiude il Mondiale negli Stati Uniti, un torneo destinato a lasciare il segno non solo per ciò che è accaduto sul campo, ma soprattutto per tutto ciò che lo ha circondato. Per quaranta giorni il calcio ha convissuto con la politica, tra grandi spettacoli sportivi e polemiche che hanno accompagnato ogni fase della competizione. A restare nella memoria saranno il formato allargato, le difficoltà legate agli ingressi nel Paese, i costi elevatissimi per i tifosi e una lunga serie di episodi che hanno finito per oscurare, almeno a tratti, il pallone.
Tra le vicende più discusse c’è il caso del centravanti inizialmente squalificato e poi regolarmente schierato, una decisione che, secondo diverse ricostruzioni, sarebbe stata favorita da un intervento ai massimi livelli. Sullo sfondo è emerso con forza il rapporto tra Donald Trump e Gianni Infantino, protagonisti di un’intesa che ha accompagnato praticamente l’intera manifestazione. Più che ai campioni in campo, questa Coppa del Mondo è sembrata appartenere ai due uomini che hanno condiviso il palcoscenico istituzionale dall’inizio alla fine.

La finale del MetLife Stadium ha offerto un’immagine altamente simbolica. In tribuna d’onore sedevano fianco a fianco Trump e Infantino, spettatori privilegiati dell’atto conclusivo del torneo. Accanto a loro anche la first lady Melania Trump, la presidente del Messico Claudia Sheinbaum, il premier canadese Mark Carney, il re di Spagna Felipe VI e il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez, mentre spiccava l’assenza del presidente argentino Javier Milei. Una fotografia che ha raccontato meglio di qualsiasi discorso il peso politico assunto da questo Mondiale.
La cerimonia di premiazione ha ulteriormente rafforzato questa impressione. Ronaldo, il Fenomeno, ha portato sul palco il trofeo mondiale, consegnandolo anche per qualche istante nelle mani di Donald Trump, che lo ha osservato e accarezzato davanti alle telecamere. Un gesto inconsueto, considerando che il protocollo della FIFA riserva normalmente questo privilegio soltanto al presidente federale e ai rappresentanti della nazionale vincitrice.
Lo stesso Infantino, nei mesi precedenti, aveva spiegato che quella rappresentava un’eccezione. Durante un evento alla Casa Bianca aveva affermato che, per “un vincente come Donald”, una deroga al regolamento poteva essere concessa. Un’affermazione che aveva già fatto discutere e che, alla luce delle immagini della finale, ha alimentato ulteriormente il dibattito sul rapporto sempre più stretto tra la FIFA e la Casa Bianca.

Trump via dalla foto
Poi è arrivata la scena destinata a diventare una delle immagini simbolo del torneo. Dopo aver partecipato alla consegna della Coppa, Trump è rimasto sul palco accanto ai nuovi campioni del mondo mentre iniziavano i festeggiamenti. I giocatori della Spagna, però, volevano la tradizionale foto della vittoria riservata esclusivamente alla squadra. Dopo alcuni momenti di evidente imbarazzo e l’invito a lasciare spazio ai protagonisti della finale, il presidente degli Stati Uniti si è fatto da parte, consentendo ai campioni di celebrare il successo senza figure istituzionali al centro della scena.
Quella sequenza ha assunto un forte valore simbolico. Per tutto il Mondiale Trump aveva occupato un ruolo centrale, accompagnando Infantino negli eventi più importanti e diventando una presenza costante della manifestazione. Eppure, proprio nell’istante più iconico, quello della fotografia destinata a entrare nella storia, il protagonista politico della competizione ha dovuto lasciare il posto ai veri vincitori sul campo.
L’intero torneo ha confermato quanto il confine tra sport e politica sia ormai sempre più sottile. Le frequenti apparizioni di Trump, gli incontri condivisi con Infantino, il conferimento del cosiddetto “FIFA Peace Prize” e le polemiche sulla gestione del caso Balogun hanno rafforzato la percezione di una federazione internazionale sempre più vicina al potere politico statunitense. Sul piano organizzativo, invece, il Mondiale ha fatto registrare numeri da record, con stadi esauriti, ascolti elevatissimi e ricavi senza precedenti.
Con il sipario che cala sul torneo resta il ricordo di un Mondiale spettacolare ma profondamente divisivo. Donald Trump lo aveva trasformato anche in una vetrina della leadership americana, in vista delle Olimpiadi di Los Angeles e delle celebrazioni per il 250° anniversario degli Stati Uniti. Ma l’ultima immagine destinata a restare negli archivi racconta altro: mentre la Spagna alzava la Coppa, il presidente americano faceva un passo indietro, lasciando finalmente il palcoscenico ai campioni del mondo.


