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Barman massacrato a morte, il movente sconcertante: “Riccardo Salvagno temeva fosse diffuso un video”

Pubblicato: 09/01/2026 17:55

Un segreto taciuto, una spirale di minacce e un’escalation di tensioni personali: dietro l’omicidio di Sergiu Tarna, il barman moldavo di 25 anni ucciso la notte di San Silvestro nelle campagne veneziane, si profila uno scenario più complesso e inquietante di quanto emerso inizialmente. Accanto a contrasti personali, droga e gelosie, gli inquirenti stanno valutando il peso di un video a contenuto sessuale che avrebbe coinvolto Riccardo Salvagno, vigile urbano quarantenne oggi accusato di essere l’esecutore materiale del delitto.

Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Claudia Ardita, Salvagno, assistito dall’avvocato Guido Galletti, aveva parlato in modo vago di «vicende personali» per spiegare il deterioramento dei rapporti con Tarna. Dietro quella formula generica, però, secondo chi indaga si nasconderebbe il timore concreto che quel filmato, registrato con uno smartphone all’interno del night club Cocò di Tessera, potesse essere diffuso o usato come leva di ricatto. Un’eventualità capace di mettere seriamente a rischio la sua carriera e la sua immagine pubblica.

Il movente nascosto e le minacce

Il presunto segreto avrebbe alimentato una tensione crescente, sfociata in una serie di messaggi minacciosi inviati su Telegram nei giorni precedenti l’omicidio. Tra questi, uno in particolare avrebbe segnato un punto di non ritorno: «ti darò la caccia». Nei giorni successivi, Salvagno e Tarna sarebbero stati visti discutere animatamente, anche alla presenza di una terza persona, un pusher di cocaina a cui il barman doveva circa duemila euro. Secondo una testimone, il confronto era degenerato in accuse reciproche, con entrambi che si rinfacciavano bugie e responsabilità.

La mattina del 30 dicembre, a poche ore dal delitto, Salvagno avrebbe tentato un ultimo contatto con toni apparentemente più concilianti, rimasto però senza risposta. Da lì, la notte della tragedia. Intorno alle 2.15 del 31 dicembre, mentre Tarna si trovava in un bar di via Miranese, una telefonata di circa un minuto con Salvagno avrebbe preceduto il sequestro. Il giovane avrebbe cercato di fuggire, ma sarebbe stato caricato con la forza in auto, con l’aiuto di un complice ancora ricercato.

Mezz’ora dopo, in un campo di via Pallada a Malcontenta, l’esecuzione: un colpo di pistola alla testa, definito dagli inquirenti una vera e propria esecuzione.

Le piste ancora aperte

I carabinieri del nucleo investigativo di Venezia stanno verificando questa ricostruzione, emersa dalle confidenze degli amici della vittima e, in parte, dallo stesso indagato. Restano però aperti altri filoni: il giro di droga e una possibile rivalità sentimentale. Tra Salvagno e Tarna, infatti, ci sarebbero state tensioni anche per una donna, la titolare di un noto locale del centro di Mestre, frequentata e corteggiata dal vigile. Un intreccio di segreti, gelosie e paure che ora la giustizia dovrà sciogliere, passo dopo passo.

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Ultimo Aggiornamento: 09/01/2026 18:53

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