
Carlos Alcaraz è al turno di battuta. Alza lo sguardo e dall’altra parte del campo non c’è Jannik Sinner. Al suo posto entra un ragazzino. È proprio l’azzurro a cedergli la racchetta, sorridendo: «Vai, tocca a te». Il giovanissimo tennista coreano, visibilmente emozionato, accetta il passaggio di consegne. Il pubblico applaude, divertito e partecipe. Il murciano sta al gioco: anche questo fa parte dello spirito dell’esibizione di Seoul, uno spettacolo che vale milioni ma che, per un attimo, mette al centro l’emozione pura.
Il match, alla fine, sarà appannaggio di Carlos Alcaraz, che si impone 7-5, 7-6 in meno di due ore, tra colpi di altissimo livello e lunghi scambi da fondo campo. Ma quel siparietto resta uno dei momenti più applauditi della serata. Il botta e risposta è leggero, il “piccolo” se la cava con coraggio e sorprende persino lo spagnolo con un dritto che muore all’incrocio delle righe. L’arena esplode in un’ovazione: per lui è un attimo che resterà indelebile.
Quando gli ricapiterà di stringere la mano, di “battere il cinque” ai due giocatori più forti del mondo? Se la gode fino in fondo: l’applauso, la carezza sulla spalla di Alcaraz, i complimenti di Jannik Sinner, che osserva la scena con divertita complicità. Persino un punto strappato al campione spagnolo, quasi per gioco, diventa un trofeo invisibile.
Poi il ragazzo torna a sedersi a bordo campo. Le mani gli tremano ancora: pochi minuti che, nella sua percezione, sembrano durati un’eternità. Un lampo in cui il tempo si dilata e lui, all’improvviso, si sente più grande in mezzo ai grandi.
Sinner gli dà una pacca sulla spalla e sorride. È un sorriso sincero, di chi sa cosa significa sognare con una racchetta in mano. Quasi a dirgli: bravo, ma ora si ricomincia. Il numero due del mondo rientra in campo, riprende i “ferri del mestiere” e la partita torna a fare sul serio, fino al tie-break che prolunga ancora la sfida con il murciano.
È solo un gioco, per ora. Almeno finché il tennis non tornerà a pesare davvero, quando il palcoscenico sarà quello degli Slam e non di una sera magica di esibizione.


