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La Danimarca prova a fermare Trump: “Agli Usa fino a 10 basi in Groenlandia”

Pubblicato: 12/01/2026 17:37

Il reportage firmato da Giuseppe Sarcina delinea un quadro geopolitico in rapida evoluzione che vede al centro la Groenlandia, territorio strategico dove si incrociano le ambizioni della nuova amministrazione Trump e le necessità difensive della Danimarca. Con l’incontro fissato per mercoledì 14 gennaio 2026 tra il Segretario di Stato americano Marco Rubio e i vertici di Copenaghen, si apre una fase negoziale senza precedenti che mira a trasformare la tensione diplomatica in una collaborazione strutturale di stampo militare ed economico.

La pragmatica svolta danese

La premier Mette Frederiksen ha scelto di abbandonare la linea della pura opposizione verbale alle mire espansionistiche americane per adottare una strategia di realpolitik. Di fronte alla minaccia di un intervento militare paventata da Donald Trump per ottenere il controllo dell’isola, il governo danese ha deciso di presentare un’offerta concreta che possa soddisfare gli interessi della Casa Bianca senza compromettere formalmente la sovranità del Regno. Questa manovra si basa sul recupero di vecchi trattati che vengono ora reinterpretati alla luce delle nuove sfide globali, cercando di bilanciare la sicurezza dell’Artico con le pressioni che giungono da Washington.

Il ritorno dell’accordo del 1951

Il perno della nuova proposta risiede nell’Accordo sulla difesa della Groenlandia siglato nel 1951. Sebbene storicamente tale documento abbia giustificato la presenza della sola base di Pituffik, un tempo nota come Thule e oggi fondamentale per la sorveglianza spaziale, i suoi articoli prevedono la possibilità di espandere la presenza armata statunitense. Copenaghen è ora disposta ad autorizzare la costruzione di ben dieci nuove basi militari sul territorio groenlandese. Questa apertura rappresenta una concessione enorme che di fatto trasformerebbe l’isola nel principale avamposto occidentale nel Circolo Polare Artico, garantendo al Pentagono una capacità di proiezione di potenza mai vista dai tempi della Guerra Fredda.

La dimensione atlantica e il ruolo di Rutte

In questo scenario si inserisce con forza la figura del Segretario Generale della Nato Mark Rutte, il quale sostiene apertamente l’iniziativa danese. L’idea è quella di inquadrare il potenziamento militare non come un semplice accordo bilaterale, ma come un progetto di sicurezza collettiva avallato dall’intera Alleanza Atlantica. Restano tuttavia aperte questioni cruciali riguardanti il finanziamento di queste infrastrutture, che saranno dotate di tecnologie di monitoraggio e difesa di ultima generazione. Quello che appare già definito è il comando operativo, che verrebbe centralizzato sotto il Joint Force Command di Norfolk in Virginia, assicurando agli Stati Uniti il controllo tattico effettivo su tutta la regione.

Oltre alla componente militare, la Danimarca punta a sedurre gli investitori americani facendo leva sulla Dichiarazione congiunta del 2004. Questo documento, rimasto per lungo tempo inosservato e privo di applicazioni pratiche significative, offre la cornice giuridica perfetta per spalancare le porte ai capitali degli Stati Uniti. L’offerta riguarda l’accesso diretto ai giacimenti di terre rare, minerali critici per l’industria tecnologica e la transizione energetica, oltre ai depositi di petrolio presenti nel sottosuolo groenlandese. L’obiettivo della premier Frederiksen è quello di creare un legame economico così profondo da rendere superflua qualsiasi ipotesi di annessione territoriale, legando il destino economico americano alla stabilità politica dell’attuale amministrazione danese.

Una nuova fase per l’artico

L’imminente colloquio con Marco Rubio segna dunque l’inizio di una partita complessa dove la Groenlandia smette di essere solo un’isola remota per diventare il cuore pulsante della strategia di difesa e approvvigionamento degli Stati Uniti. Se l’offerta danese venisse accettata, si assisterebbe a una militarizzazione accelerata dell’area e a una corsa allo sfruttamento delle risorse naturali che cambierebbe per sempre gli equilibri nel nord del mondo. La presenza di un rappresentante dell’esecutivo autonomo della Groenlandia al tavolo delle trattative sarà fondamentale per garantire che questo processo di integrazione strategica goda anche del necessario consenso locale, evitando frizioni interne che potrebbero minare l’intero piano.

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