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Trump scuote il mondo: “Dazi del 25% a chiunque faccia affari con l’Iran”

Pubblicato: 12/01/2026 23:21

Il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump si fa sentire con la forza di un terremoto economico globale. Attraverso un post sulla sua piattaforma Truth, il neoeletto Presidente ha scagliato un ultimatum che rischia di ridisegnare i flussi del commercio mondiale e isolare ulteriormente Teheran. Il messaggio è lapidario e non ammette repliche: “Con effetto immediato, qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell’Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Stati Uniti d’America”.

Una mossa che punta a colpire non solo l’economia iraniana, ma soprattutto i partner strategici della regione e dell’Europa che continuano a tessere relazioni economiche con il regime degli Ayatollah. L’annuncio ha immediatamente messo in allerta le borse e le cancellerie di mezzo mondo, poiché la minaccia di un dazio così pesante sulle esportazioni verso gli USA potrebbe costringere molte nazioni a una scelta drastica: il mercato americano o quello iraniano. Trump non ha lasciato spazio a interpretazioni diplomatiche o periodi di transizione, ribadendo con fermezza la natura del provvedimento: “Questo ordine è definitivo e vincolante”.

Geopolitica dei dazi e reazioni internazionali

Il pugno di ferro del tycoon segna il ritorno alla dottrina della “massima pressione”, elevata però a un livello di sanzione secondaria senza precedenti. L’obiettivo dichiarato è prosciugare le casse della Repubblica Islamica dell’Iran, rendendo tossico ogni scambio commerciale con il Paese. Molti analisti leggono in questa mossa un chiaro avvertimento anche verso la Cina e alcuni Paesi dell’Unione Europea, storicamente più restii a troncare completamente i ponti economici con Teheran. Resta ora da capire come reagiranno i mercati e se i Paesi colpiti tenteranno una mediazione o una ritorsione commerciale. Quel che è certo è che la linea di Donald Trump promette di trasformare i dazi nello strumento principale della sua politica estera, con conseguenze imprevedibili per la stabilità economica internazionale.

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