
Il panorama radiofonico italiano sta attraversando una fase di profonda trasformazione che sta scuotendo le fondamenta di una delle emittenti più iconiche del servizio pubblico. Il terremoto a Rai Radio 2 non è passato inosservato, attirando l’attenzione non solo degli addetti ai lavori ma anche dei grandi protagonisti dello spettacolo. Fiorello, durante una puntata del suo programma La Pennicanza, ha commentato con la sua solita ironia pungente il clima di incertezza che si respira nei corridoi di via Asiago. Lo showman ha sottolineato come l’aria sia diventata pesante a causa di una serie di decisioni drastiche che stanno portando alla chiusura di trasmissioni storiche e all’allontanamento di volti noti, definendo scherzosamente se stesso e il suo gruppo come gli unici intoccabili in un momento in cui sembra che nessuno sia davvero al sicuro.
La fine di programmi storici
Le prime avvisaglie di questa rivoluzione si sono manifestate in modo brutale per molti conduttori che credevano di avere ancora un futuro certo all’interno del palinsesto. Il caso più emblematico riguarda Rock And Roll Circus, un programma che per ben tredici anni ha rappresentato un punto di riferimento per gli amanti della musica. Pierluigi Ferrantini e Carolina Di Domenico avevano salutato il loro pubblico prima della pausa natalizia dando appuntamento al 17 gennaio, ignari di ciò che stava per accadere. La notizia della cancellazione definitiva è arrivata come una doccia fredda soltanto il 7 gennaio, lasciando i due protagonisti senza la possibilità di un ultimo congedo in diretta. Questo addio forzato ha generato un’ondata di solidarietà sui social network, dove artisti del calibro di Malika Ayane e Diodato hanno espresso il loro totale sconcerto per una decisione che sembra premiare logiche diverse dalla qualità editoriale finora espressa.
Non sono stati solo i programmi musicali a subire i tagli della nuova direzione guidata da Giovanni Alibrandi. Anche la fascia mattutina e quella notturna sono state colpite duramente da questo riassetto organizzativo. Elenoire Casalegno, che fino a poco tempo fa teneva compagnia agli ascoltatori con Good Morning Radio2, si è ritrovata fuori dai giochi al rientro dalle vacanze. Allo stesso modo, il pubblico della notte ha dovuto dire addio a Le lunatiche, una trasmissione molto seguita e apprezzata per il suo tono confidenziale e originale. Barbara Venditti, una delle voci storiche del format, ha confermato la chiusura definitiva attraverso un messaggio carico di gratitudine verso gli ascoltatori, sancendo la fine di un’era per la programmazione del fine settimana. Questi tagli radicali suggeriscono la volontà della direzione di rompere totalmente con il passato per tentare una strada ancora non del tutto chiara ma sicuramente di rottura.
Oltre alle chiusure definitive, la ristrutturazione ha colpito anche programmi considerati pilastri inamovibili della rete, seppur in modo meno drastico. Radio 2 Social Club, condotto dalla collaudata coppia formata da Luca Barbarossa ed Ema Stokholma, ha subito una riduzione della propria presenza settimanale, scendendo a quattro puntate complessive. Si tratta di un segnale forte che indica come nemmeno i programmi di punta siano esenti da revisioni di budget o di spazio editoriale. Parallelamente, altri conduttori hanno subito spostamenti di fascia oraria che somigliano molto a un declassamento o a una scommessa rischiosa. Diletta Parlangeli e Andrea Perroni, in precedenza stabili nel pomeriggio feriale con A qualcuno piace Radio 2, sono stati dirottati alle prime ore del mattino durante il weekend, lasciando il loro vecchio spazio alla nuova coppia composta da Nicol Angelozzi e Pippo Lorusso.
Il futuro sotto la nuova direzione
L’origine di questo stravolgimento risale allo scorso giugno, quando Giovanni Alibrandi ha assunto il comando dell’emittente con il mandato esplicito di rinnovare l’offerta radiofonica. Sin dal suo insediamento, il direttore aveva preannunciato una fase di cambiamenti profondi, ma pochi si aspettavano una manovra di tale portata in tempi così brevi. L’obiettivo dichiarato sembra essere quello di modernizzare il linguaggio della radio e intercettare nuove fette di pubblico, anche a costo di sacrificare l’identità costruita in oltre un decennio di trasmissioni di successo. Mentre la discussione infuria sui social e tra i corridoi della Rai, resta da vedere se queste scommesse pagheranno in termini di ascolti o se il malcontento espresso da Fiorello e dagli altri esclusi finirà per alienare una parte della base storica di ascoltatori fedeli al marchio Radio 2.


