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“Abbiamo dovuto prendere questa decisione”. Crans Montana, l’annuncio dei medici del Niguarda su uno dei ragazzi feriti

Pubblicato: 15/01/2026 11:10

Dal rogo nella notte di San Silvestro a Crans-Montana, in Svizzera, continuano ad arrivare aggiornamenti sulle condizioni dei giovani rimasti feriti. Un Capodanno che doveva essere solo festa si è trasformato in un dramma: l’incendio ha sprigionato fumi tossici, provocando ustioni gravissime e danni respiratori importanti, tanto da rendere inevitabile il trasferimento di alcuni pazienti in strutture altamente specializzate.

Dietro i numeri e i bollettini medici ci sono volti, famiglie, storie interrotte. E c’è una macchina dei soccorsi che, tra paura e speranza, ha iniziato a muoversi subito, costruendo in poche ore un vero e proprio corridoio sanitario tra Svizzera e Italia.

Dal rogo di Capodanno al ponte aereo con l’Italia

La gestione dell’emergenza è partita immediatamente, con un ponte aereo tra Svizzera e Italia e il coinvolgimento di diversi ospedali lombardi. Un lavoro di squadra che ha permesso di distribuire i feriti nei centri più adeguati, a seconda della gravità delle lesioni e dei bisogni specifici di ciascun ragazzo.

Bruciature estese, problemi respiratori, intossicazioni da fumo: ogni caso è stato valutato singolarmente, per decidere dove indirizzare i pazienti, tra reparti di Rianimazione e centri ustioni di riferimento.

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Intanto, mentre le indagini proseguono e si cerca di capire cosa sia davvero successo in quel locale di Crans-Montana, l’attenzione resta alta sulle condizioni dei feriti, molti dei quali molto giovani, arrivati in Italia grazie alla rete di cooperazione internazionale tra autorità elvetiche e italiane.

Reparto di un centro ustioni in ospedale

Crans Montana, la decisione dei medici del Niguarda su uno dei ragazzi feriti

In questo quadro, una delle scelte più delicate ha riguardato uno dei ragazzi inizialmente ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. Il giovane è stato trasferito ieri al Policlinico di Milano, in via Sforza. “Una decisione collegiale frutto della collaborazione, attivata sin dal primo momento dell’emergenza, tra i migliori specialisti del nostro sistema sanitario regionale”, spiega Palazzo Lombardia in una nota.

Se per alcuni dei ricoverati il problema principale sono le ustioni, che in certi casi interessano fino al 60 per cento della superficie corporea, per questo ragazzo a preoccupare soprattutto i medici è la grave insufficienza respiratoria. I fumi tossici sprigionati dall’incendio hanno infatti colpito in modo pesante i suoi polmoni, già indeboliti da una patologia preesistente: l’asma.

Perché è stato trasferito al Policlinico di Milano

La scelta di spostarlo al Policlinico non è casuale, ma legata alla forte specializzazione della struttura nella gestione delle forme acute e gravi di insufficienza respiratoria e nell’uso dell’Ecmo (Extra corporeal membrane oxygenation). Si tratta di una tecnologia salvavita sempre più usata nei casi più critici, ma ancora poco conosciuta dal grande pubblico.

“Si tratta di una tecnica che permette ai polmoni di ‘riposare’ e guarire — spiega Andrea De Gasperi, già direttore di Anestesia e rianimazione 2 al Niguarda —. Il sangue viene prelevato dal circolo, pompato in una macchina che lo ossigena e poi reimmesso nel paziente£. L’ospedale milanese vanta una lunga esperienza nella cura di quadri respiratori complessi che richiedono questo tipo di supporto.

Macchinari e posti letto in un centro ustioni

Fumi tossici e asma: cosa dicono i medici

Nel caso di questo ragazzo, la combinazione tra sostanze tossiche inalate durante il rogo e la sua patologia asmatica ha creato una situazione particolarmente delicata. “I danni polmonari sono probabilmente legati anche al tipo di sostanze tossiche inalate, che si sovrappongono alla patologia asmatica”, aggiunge De Gasperi, sottolineando quanto sia complesso il quadro clinico.

Per lui l’attenzione è massima, ma la decisione di ricorrere a un centro altamente specializzato come il Policlinico rappresenta, nelle intenzioni dei medici, una possibilità concreta in più per affrontare la fase più critica e lasciare ai polmoni il tempo necessario per recuperare.

Gli altri feriti tra Niguarda e Centro ustioni

Nel frattempo, al Niguarda restano ricoverati gli altri 11 ragazzi arrivati con il ponte aereo dalla Svizzera. Sei di loro sono in Rianimazione, mentre cinque sono seguiti dal Centro ustioni, dove vengono monitorati minuto per minuto per valutare l’evoluzione delle lesioni cutanee e delle condizioni generali.

Non si escludono ulteriori trasferimenti nelle prossime settimane, in base all’andamento clinico dei pazienti e alla possibilità di avvicinarli alle loro famiglie, spesso residenti in altre regioni italiane.

Veduta di Crans-Montana in Svizzera

Il possibile trasferimento di Eleonora e la disponibilità della Lombardia

Tra i nomi che stanno più colpendo l’opinione pubblica c’è quello di Eleonora, veterinaria 29enne originaria di Cattolica. Anche lei è rimasta ferita nel rogo di Crans-Montana e si trova attualmente ricoverata in Lombardia. La prossima settimana potrebbe essere trasferita in un ospedale in Romagna, più vicino a casa, così da permettere alla famiglia di starle accanto in un momento così difficile.

È invece considerato poco probabile che arrivino altri pazienti a Milano nelle prossime ore o nei prossimi giorni, anche se — fanno sapere dalla Regione — la disponibilità delle strutture lombarde rimane sempre aperta, con posti e competenze pronti a essere messi a disposizione in caso di necessità.

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