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Iran, il Pentagono sposta la portaerei Lincoln verso il Medio Oriente. Usa: “Tutte le opzioni restano sul tavolo”

Pubblicato: 15/01/2026 22:17

Resta altissima la tensione tra Stati Uniti e Iran, mentre la crisi interna di Teheran continua a intrecciarsi con gli equilibri geopolitici internazionali. “Osserveremo e vedremo come procede”, ha dichiarato Donald Trump, lasciando aperta la possibilità di un’azione militare americana, senza però escluderla del tutto. Una formula ambigua che mantiene viva la minaccia.

Nel frattempo, l’Italia alza il livello di allerta. Con una nota ufficiale, la Farnesina ha invitato gli italiani ancora presenti in Iran a lasciare immediatamente il Paese, mentre Teheran ha disposto la chiusura dello spazio aereo per cinque ore, consentendo il traffico solo ai voli autorizzati.

Sul piano diplomatico, Bruxelles valuta nuove misure. Fonti Ue confermano che l’Unione europea è orientata verso nuove sanzioni contro l’Iran, alla luce della repressione delle proteste e delle violazioni dei diritti umani segnalate in queste settimane.

Da Washington, la Casa Bianca ribadisce che “tutte le opzioni restano sul tavolo”. La portavoce Karoline Leavitt ha spiegato che l’amministrazione americana sta monitorando costantemente la situazione e ha avvertito il regime iraniano che ulteriori uccisioni di manifestanti potrebbero avere gravi conseguenze.

Intanto, il Pentagono ha annunciato una mossa militare significativa: lo spostamento della portaerei USS Abraham Lincoln dal Mar Cinese Meridionale verso il Medio Oriente. Secondo immagini satellitari, il gruppo d’attacco ha già invertito la rotta e raggiungerà l’area in circa una settimana, rafforzando la presenza militare statunitense nella regione.

Sul fronte internazionale, anche l’Onu segue con preoccupazione l’evolversi degli eventi. Le Nazioni Unite hanno ammesso di non poter verificare il numero reale di vittime e arresti legati alle proteste, ma hanno chiesto all’Iran di fermare le esecuzioni, garantire processi equi e avviare indagini indipendenti sulle morti dei manifestanti.

Secondo il Wall Street Journal, alcuni consiglieri di Trump avrebbero sconsigliato un attacco su larga scala, ritenendo improbabile che possa portare alla caduta del regime e temendo, invece, l’innesco di un conflitto regionale più ampio, con possibili ritorsioni contro alleati americani come Israele.

Da Mosca, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha duramente criticato gli Stati Uniti, definendoli “inaffidabili” e accusandoli di contribuire a destabilizzare l’ordine mondiale. La Russia, pur esprimendo preoccupazione per la situazione iraniana, ha chiarito che non interverrà direttamente.

In questo scenario complesso, tra proteste interne, repressione, pressioni diplomatiche e manovre militari, l’Iran resta al centro di una crisi che potrebbe avere ripercussioni globali. La linea americana resta sospesa tra monitoraggio e deterrenza, mentre la comunità internazionale osserva con crescente apprensione l’evoluzione di una delle crisi più delicate del momento.

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