
Cento anni attraversati con una matita in mano e lo sguardo curioso di chi non ha mai smesso di osservare il mondo. La notizia della scomparsa di uno dei più longevi protagonisti del fumetto europeo ha scosso appassionati e addetti ai lavori, ricordando quanto il suo talento abbia lasciato un’impronta indelebile. Si chiude così un capitolo fondamentale della cultura popolare del Novecento, fatto di migrazioni, invenzioni grafiche, personaggi memorabili e di un talento capace di parlare a generazioni diverse senza mai perdere freschezza.


Dino Attanasio e una vita che attraversa il Novecento
L’artista si è spento sabato 17 gennaio a Jette, quartiere di Bruxelles, la città che aveva scelto come casa negli ultimi anni. Aveva cento anni. A dare la notizia è stata la casa editrice belga Editions Hibou, che lo aveva voluto tra i primi collaboratori, riconoscendo il valore di un percorso creativo che ha contribuito a definire l’identità del fumetto europeo. La sua figura ha rappresentato un ponte naturale tra l’Italia del dopoguerra e il cuore pulsante dell’editoria franco-belga, in un’epoca in cui il fumetto stava diventando un linguaggio universale.

Dino Attanasio e il percorso inatteso di un autore poliedrico
Prima di diventare uno dei nomi più rispettati del settore, il fumettista aveva seguito strade apparentemente lontane. Cresciuto in una famiglia di musicisti, si forma inizialmente come chitarrista insieme al fratello Gianni, studia pittura all’Accademia di Brera e pratica sport a livello agonistico. Il disegno, però, resta una costante silenziosa che finisce per imporsi come vocazione definitiva. Negli anni Quaranta partecipa alla realizzazione de La rosa di Bagdad, primo lungometraggio animato italiano, esperienza che anticipa una carriera segnata da continua sperimentazione e da una sorprendente capacità di adattamento ai linguaggi più diversi.

Dino Attanasio e l’eredità nel fumetto europeo
Il secondo dopoguerra segna l’avvio vero e proprio dell’attività fumettistica. Dopo le prime collaborazioni in Italia, anche con la Redazione Audace fondata da Gianluigi Bonelli, arriva il trasferimento decisivo in Belgio nel 1948. Qui l’autore viene assunto dalla World’s Press di Georges Troisfontaines e si inserisce rapidamente in un ambiente creativo di altissimo livello, lavorando accanto a figure come Eddy Paape, Victor Hubinon, Jean Graton, Jean-Michel Charlier, René Goscinny e Albert Uderzo. È in questo contesto che, nel 1958, nasce Il Signor Spaghetti, serie ideata insieme a Goscinny e diventata un piccolo classico capace di raccontare con ironia e sensibilità l’esperienza dell’emigrazione italiana in Europa. Pubblicata su Tintin, la serie conquista un pubblico vastissimo grazie a un equilibrio raro tra umorismo, osservazione sociale e chiarezza narrativa. Sempre per Tintin, l’autore raccoglie l’eredità di Franquin disegnando Modeste e Pompon ed è il primo a dare un volto a Bob Morane nella versione a fumetti. Nel 1968 crea Johnny Goodbye, poliziesco ambientato nell’America degli anni Trenta, ulteriore prova di una versatilità che gli ha permesso di attraversare generi e stili senza mai perdere riconoscibilità. Dino Attanasio, nato Edoardo “Dino” Attanasio a Milano l’8 maggio 1925, è stato e verrà ricordato come un protagonista discreto ma decisivo di una stagione irripetibile del fumetto europeo. Un’icona del suo tempo destinata a lasciare il segno ben oltre.


