
Nella mattinata di oggi, Maria Messenio ha rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili dall’incarico di assessora alla Sicurezza e Legalità. La notizia, trapelata con forza dai palazzi comunali, è stata confermata poco dopo dal sindaco Angelo Pizzigallo, che ha dovuto comunicare formalmente la decisione ai capigruppo della maggioranza e dell’opposizione.
Il legame di sangue dietro il passo indietro
Dietro questa sofferta scelta istituzionale si nasconde una tragedia familiare insanabile. Maria Messenio è infatti la madre di Claudio Agostino Carlomagno, l’uomo di quarantuno anni attualmente indagato per omicidio aggravato.
Il ritratto che emerge dalle carte della Procura di Civitavecchia su Claudio Agostino Carlomagno, il quarantunenne accusato dell’omicidio della moglie Federica Torzullo, delinea una figura isolata, un uomo che sembra aver reciso ogni ponte con la propria comunità. Secondo quanto riportato nel decreto di fermo d’indiziato di delitto per omicidio aggravato, l’indagato avrebbe vissuto in una sorta di bolla, privo di radici emotive profonde nel territorio di Anguillara Sabazia.
Gli inquirenti descrivono un panorama desolante: nessun amico intimo, nessuna valvola di sfogo sociale al di fuori della routine professionale e dell’attività sportiva. Persino il legame con la famiglia d’origine appariva pesantemente compromesso. Il rapporto con il padre, socio nella Carlomagno Srl, e con la madre, l’assessora Maria Messenio, viene infatti definito esplicitamente come conflittuale, segnando una distanza insanabile tra l’uomo e i suoi affetti primari.
L’isolamento e il rischio di fuga
In questo scenario di solitudine, gli unici legami che sembravano resistere erano quelli con i genitori della vittima, Stefano e Roberta. Tuttavia, per i magistrati guidati dal procuratore capo Alberto Liguori, la mancanza di una rete sociale solida rappresenta un elemento cruciale per la valutazione della custodia cautelare. Nel provvedimento viene sottolineato con fermezza che l’indagato “risulta privo di legami con il suo territorio, posta la dissoluzione dei suoi rapporti e l’alienazione del contesto di vita”. Questa condizione di distacco totale, unita al sequestro della ditta di famiglia che ha di fatto annullato anche il legame lavorativo, ha spinto l’accusa a ipotizzare un concreto pericolo di fuga. Per chi non ha nulla da perdere e nessuno da cui tornare, l’allontanamento diventa l’unica opzione logica.
La giornata di oggi ha segnato un passaggio formale decisivo con l’interrogatorio di garanzia. Carlomagno, assistito dall’avvocato Andrea Miroli, ha scelto la strada del silenzio: davanti ai magistrati “si è avvalso della facoltà di non rispondere”. Resta quindi ancora senza una spiegazione diretta l’orrore consumatosi in quel terreno di via Comunale di San Francesco, sede del deposito aziendale, dove ieri mattina è stato rinvenuto il corpo senza vita della coetanea Federica. Mentre l’indagato rimane nel carcere di Civitavecchia a disposizione dell’Autorità giudiziaria, le indagini proseguono per cristallizzare i dettagli di un delitto che il pubblico ministero ha già definito di estrema ferocia, con la vittima “colpita in volto” ripetutamente. Una violenza esplosa in un vuoto relazionale che, secondo gli inquirenti, era già quasi totale molto prima di quel tragico venerdì 8 gennaio.


