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Terremoto a Sabaudia: il vicesindaco Secci si dimette. Indagato per l’assegnazione dei chioschi sulla spiaggia

Pubblicato: 19/01/2026 19:40

Il terremoto politico che sta scuotendo Sabaudia raggiunge il suo apice con un gesto drastico alla vigilia di un passaggio giudiziario cruciale. Giovanni Secci, vicesindaco della città delle dune, ha rassegnato le proprie dimissioni proprio mentre i riflettori della Procura di Latina si accendono sulla gestione del litorale. La decisione è maturata a poche ore dall’interrogatorio fissato davanti al giudice per le indagini preliminari, in un contesto investigativo che vede coinvolti, a vario titolo, anche il sindaco Alberto Mosca e due tecnici comunali.

Al centro della bufera c’è l’ipotesi di turbativa d’asta legata all’affidamento dei chioschi sul lungomare, un asset strategico per l’economia turistica locale. Secci, per il quale i pubblici ministeri hanno avanzato una richiesta di misura cautelare restrittiva, ha voluto motivare la sua scelta con parole cariche di enfasi istituzionale: “Per l’amore e il rispetto che nutro per Sabaudia, la mia città, di fronte all’avviso di garanzia, notificatomi nei giorni scorsi e alla richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura di Latina, ho deciso di rassegnare le dimissioni dall’incarico di Assessore e Vicesindaco”.

Il meccanismo dei chioschi sotto la lente

L’inchiesta, condotta in sinergia dai carabinieri forestali e dalla guardia di finanza, mira a scardinare quello che gli inquirenti sospettano essere un sistema di favoritismi volto a riportare i vecchi gestori sulla spiaggia. Tutto ruota attorno alla gara per la riassegnazione di otto concessioni demaniali, decadute in precedenza per varie irregolarità. Inizialmente, cinque di queste postazioni erano state assegnate a un ristoratore di Latina, ma l’introduzione improvvisa di criteri di pagamento estremamente rigorosi avrebbe reso impossibile la stipula definitiva dei contratti. Al posto dell’escluso sono subentrati i concorrenti perdenti, che casualmente sono risultati essere parenti dei vecchi concessionari. Il sospetto della Procura è che la Giunta e l’ufficio tecnico abbiano pilotato le procedure per garantire un “ritorno al passato”. Secci, tuttavia, respinge ogni addebito definendo il suo passo indietro come “una scelta assunta come dimostrazione di stima e fiducia nei confronti dell’Amministrazione comunale, del Sindaco e dell’intera Maggioranza”.

Nonostante la gravità delle accuse, l’ormai ex vicesindaco ostenta sicurezza sul merito dei fatti, pur non nascondendo un profondo malessere per i dettagli emersi dall’inchiesta. “Sono sereno e tranquillo, perché convinto di non aver commesso alcuna irregolarità e di aver sempre lavorato per il bene della città di Sabaudia”, ha dichiarato con fermezza. Eppure, l’analisi delle carte processuali sembra aver scalfito questa corazza di ottimismo, portandolo a denunciare anomalie nei metodi investigativi o nelle dichiarazioni raccolte. “Non nego però di essere molto amareggiato dopo aver letto tutto il fascicolo, intercettazioni, dichiarazioni ed atti, dai quali oggettivamente emergono risvolti inquietanti, che saranno oggetto di richieste di approfondimenti e verifiche da parte mia”, ha concluso Secci. Mentre per il sindaco Mosca non sono state chieste misure cautelari, la posizione di Secci e dei tecnici resta al vaglio dei magistrati, in attesa che l’interrogatorio di domani possa offrire una prima verità processuale.

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Ultimo Aggiornamento: 19/01/2026 19:41

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