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“Non ci sono parole”. Musica in lutto: l’annuncio straziante della band

Pubblicato: 20/01/2026 14:23

Il mondo della musica internazionale piange la scomparsa lo storico batterista morto all’età di 70 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro al pancreas. La notizia è stata diffusa martedì e ha immediatamente fatto il giro del mondo, colpendo fan, colleghi e addetti ai lavori. La morte arriva a meno di un anno da quando lo stesso musicista aveva deciso di raccontare pubblicamente la propria malattia, rompendo un silenzio durato anni e trasformando il suo dolore in un messaggio di consapevolezza.

Il batterista, nato a Sydney, aveva in realtà scoperto di essere malato circa tre anni fa, ma aveva scelto di rendere pubblica la diagnosi solo lo scorso aprile. In quel momento spiegò di voler dare voce a un tumore spesso ignorato e sottovalutato. “Volevo far conoscere la storia del cancro al pancreas, perché è uno di quei tumori di cui la maggior parte delle persone non si accorge”, aveva raccontato Rob Hirst in un’intervista al quotidiano The Australian. “Non ha attirato l’attenzione, ad esempio, sui tumori della pelle o sul cancro al seno o altri, ma è davvero in aumento”. Parole che oggi risuonano con ancora maggiore forza, alla luce dell’esito della sua battaglia.

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Nel messaggio diffuso sui social, la band dei Midnight Oil ha affidato il proprio dolore a poche frasi cariche di affetto. “Siamo distrutti e addolorati per la perdita del nostro fratello Rob”, hanno scritto i Midnight Oil sulla loro pagina Facebook ufficiale. “Per ora non ci sono parole, ma ci saranno sempre le canzoni. Con affetto da Jim, Martin e Pete”. Un saluto semplice e diretto, che restituisce l’idea di un legame umano e artistico costruito in oltre mezzo secolo di musica condivisa.

Negli ultimi mesi Hirst non aveva mai nascosto la durezza del percorso affrontato. “È un percorso continuo. Ho fatto praticamente tutti i trattamenti conosciuti dall’uomo: ogni scansione, ecografia, risonanza magnetica. Ho avuto un po’ di tutto. Oggi mi sento davvero bene”, aveva detto all’epoca, mostrando un ottimismo lucido e combattivo. Il cancro al pancreas resta però una delle forme tumorali più aggressive, con opzioni terapeutiche limitate e un tasso di sopravvivenza drammaticamente basso, stimato intorno al 10 per cento a cinque anni dalla diagnosi.

Proprio per questo il musicista aveva voluto trasformare la propria esperienza in un appello. La diagnosi, aveva spiegato, gli aveva rimesso tutto nella giusta prospettiva. “Avvicinandomi ai due anni, ho pensato che dovevo semplicemente togliermi questo peso, letteralmente”, aveva raccontato. E poi l’invito, ripetuto più volte, a non ignorare i segnali del corpo. “Se avverti uno qualsiasi di questi sintomi, se pensi che qualcosa non vada, fai semplicemente un esame del sangue. Potrebbe cambiare e allungare la vita”.

Rob Hirst era entrato nei Midnight Oil nel 1972, formando con il frontman Peter Garrett una delle coppie più riconoscibili e longeve del rock australiano. Batterista potente e preciso, Hirst ha contribuito in modo decisivo al suono e all’identità politica e sociale della band. Ha co-scritto alcuni dei brani più iconici del gruppo, tra cui Beds Are Burning, Blue Sky Mine e Power and the Passion, lasciando un’impronta inconfondibile anche grazie ai suoi celebri assoli di batteria.

Accanto alla carriera musicale, la vita privata di Hirst è stata segnata da una storia familiare complessa e intensa. Il musicista lascia la moglie Lesley Holland e le figlie Gabriella, Lex e Jay. Lex e Gabriella sono nate dal matrimonio con Lesley, mentre Jay O’Shea, oggi affermata star australiana della musica country, è una figlia scoperta solo in età adulta. Jay era stata data in adozione da piccola e per anni aveva cercato di risalire alle proprie origini.

Dopo quindici anni di ricerche, nel 2010 padre e figlia si sono finalmente incontrati a Bronte Beach, grazie alla madre biologica. Da quel momento, nonostante il tempo perduto, i due avevano costruito un rapporto profondo. Oggi quella storia personale, intrecciata a una carriera musicale che ha segnato generazioni, rende l’addio a Rob Hirst ancora più carico di emozione. Restano le canzoni, come ha scritto la band, e resta l’eredità di un artista che ha saputo trasformare la musica e la malattia in strumenti di lotta, consapevolezza e memoria.

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