
L’Ogliastra ha vissuto ore di angoscia per la sorte di due uomini travolti dall’ondata di maltempo. Dalla mattina di ieri, 19 gennaio, non si hanno avuto più notizie di Giuseppe Mulas, 65 anni, e Francesco Moi, di 22, dispersi dopo l’esondazione del rio Margiani, a Urzulei. I due pastori si trovavano in località Televai quando la furia del torrente ha isolato l’intera area, rendendo vani i primi tentativi di contatto. Ma è stamattina che la notizia sui due dispersi si è diffusa velocemente.

I due si trovavano in località Televai e, secondo quanto appreso, hanno trovato riparo nell’ovile del 22enne, rimasto irraggiungibile per via dell’esondazione del torrente. Proprio stamattina il Comune di Urzulei aveva avvisato “la cittadinanza, e in particolare gli allevatori che hanno il bestiame al monte” del fatto che il livello dell’acqua nei fiumi stesse salendo “molto velocemente” vietando di avventurarsi nella strade di campagna.
Ricerche bloccate dal fango
Le operazioni di soccorso, condotte da vigili del fuoco, carabinieri e barracelli, sono ostacolate dalle condizioni proibitive. Secondo quanto appreso, i dispersi “potrebbero aver trovato riparo nell’ovile del 22enne”, ma la struttura è “attualmente irraggiungibile per via dell’esondazione”. Il fango e la pioggia incessante impediscono ai mezzi di avanzare, trasformando ogni minuto in una sfida contro il tempo.
L’ondata di maltempo che sta attraversando l’Italia non accenna a placarsi, costringendo i soccorritori a un lavoro incessante e le amministrazioni locali a misure di prevenzione drastiche per evitare tragedie. La situazione appare particolarmente critica in Sardegna, dove la furia degli elementi ha mobilitato le squadre di emergenza in ogni provincia. Finora, sono circa 150 interventi svolti dai Vigili del fuoco, di cui un numero consistente, circa 90, è direttamente riconducibile alle avverse condizioni meteo che stanno flagellando l’Isola.
Per gestire al meglio il flusso di richieste, un funzionario della Direzione regionale è stato distaccato presso la sala operativa della Protezione civile, così da raccordarsi con tutte le componenti statali e regionali. Il bilancio dei danni materiali è pesante: la maggior parte delle criticità è stata causata da alberi abbattuti dalle raffiche, pali pericolanti e pericolosi dissesti statici che hanno interessato cornicioni, tegole e cartellonistica stradale. Le centrali di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano lavorano a pieno ritmo, smistando le squadre in base alle priorità, anche se fortunatamente, al momento, non risultano persone coinvolte.
L’allerta in Sicilia e il piano di evacuazione a Messina
Mentre la Sardegna conta i danni, la Sicilia si prepara al peggio, con il sindaco di Messina, Federico Basile, impegnato in prima linea nelle operazioni del Centro Operativo Comunale. La preoccupazione maggiore riguarda le zone a elevato rischio idrogeologico, memori dei drammi passati. Basile ha lanciato un appello diretto alla cittadinanza, spiegando che “cautelativamente stiamo procedendo a contattare gli abitanti delle zone Sud della città, che invitiamo a valutare di allontanarsi temporaneamente dalle loro abitazioni”. Il piano di evacuazione preventiva non è facoltativo nella sua urgenza morale: le aree sotto stretta osservazione sono quelle di Giampilieri, Mili Moleti e Ponte Schiavo, zone storicamente fragili dove ogni millimetro di pioggia in eccesso può fare la differenza.
Per accogliere chi sceglierà di lasciare la propria casa, il Comune ha già predisposto delle strutture d’emergenza. Il sindaco ha infatti confermato il “pre allestimento del PalaMili dove alloggiare le persone che abbiano necessità”, assicurando che nessuno verrà lasciato solo in queste ore d’ansia. L’attenzione dell’amministrazione messinese è rivolta anche alle fasce più deboli della popolazione: è in corso un’operazione per mettere al riparo nelle strutture dedicate anche i senza tetto che solitamente dormono in strada, per evitare che l’abbassamento delle temperature e le piogge torrenziali possano avere esiti fatali. La macchina dei soccorsi resta in stato di massima allerta, in attesa di un miglioramento delle condizioni meteorologiche che permetta di dichiarare conclusa l’emergenza.


