
Donald Trump dice no all’invito del presidente francese Emmanuel Macron a partecipare a una riunione informale del G7 a Parigi, prevista dopo il vertice di Davos, nella quale si sarebbe dovuto discutere anche del dossier Groenlandia. La risposta del presidente degli Stati Uniti è netta e senza aperture, pronunciata durante una lunga conferenza stampa alla Casa Bianca, convocata per celebrare il primo anniversario dall’inizio del suo secondo mandato.
Alla domanda sul possibile interesse americano per la Groenlandia, Trump si limita a una frase enigmatica e provocatoria. “Lo scoprirete”, risponde, senza fornire ulteriori dettagli sulle sue intenzioni future. Nei confronti di Macron alterna toni personali e politici, definendolo un amico ma aggiungendo che, a suo giudizio, il presidente francese “non resterà ancora molto” al potere, lasciando intendere una valutazione negativa sulla sua tenuta politica.
La conferenza alla Casa Bianca e il no a Parigi
Il rifiuto dell’invito francese arriva all’inizio di un intervento durato oltre un’ora, cominciato con circa cinquanta minuti di ritardo. Trump sceglie di dare alla conferenza un taglio fortemente politico, rivendicando i risultati ottenuti nel primo anno del secondo mandato e ribadendo la propria linea dura su immigrazione e sicurezza. Il tema internazionale, compreso quello legato alla Groenlandia, resta sullo sfondo, ma viene evocato con frasi brevi e cariche di significato, utili a mantenere alta l’attenzione mediatica.
Nel corso dell’incontro con i giornalisti, il presidente insiste sul fatto che la sua amministrazione non intende farsi dettare l’agenda dagli alleati europei. Il mancato viaggio a Parigi viene presentato come una scelta autonoma, coerente con la visione di una politica estera improntata alla difesa degli interessi nazionali americani, senza concessioni a pressioni diplomatiche esterne.
Migranti, Ice e il caso Minneapolis
Trump apre una parte centrale della conferenza mostrando fotografie di migranti arrestati negli ultimi mesi in Minnesota. Le immagini vengono usate per rafforzare la sua narrativa sull’immigrazione irregolare, descritta come una minaccia diretta alla sicurezza interna. Parlando di persone di origine somala, il presidente utilizza toni durissimi, sostenendo che molti di loro sarebbero criminali internazionali arrivati negli Stati Uniti senza nulla e poi arricchitisi.
Nel suo intervento, Trump prende di mira anche le autorità locali democratiche, accusate di difendere chi, a suo dire, non dovrebbe restare nel Paese. Per la prima volta ammette pubblicamente che gli agenti dell’Ice possono commettere errori durante le operazioni. Il riferimento implicito è alla morte di Renee Good, uccisa a Minneapolis da un agente dell’Ice, un episodio che il presidente definisce terribile, ricordando anche il sostegno politico che il padre della donna aveva espresso nei suoi confronti.
“365 vittorie in 365 giorni”
Dopo il capitolo sull’immigrazione, Trump passa a celebrare i risultati economici e politici della sua amministrazione. Mostra un dossier distribuito alla stampa, simbolicamente intitolato “365 vittorie in 365 giorni”, per elencare quelli che considera i successi ottenuti nel primo anno del nuovo mandato. Secondo il presidente, nessuna amministrazione precedente avrebbe fatto altrettanto in così poco tempo.
Trump ribadisce di aver ereditato una situazione di caos dall’amministrazione Biden e sostiene di aver messo fine alla stagflazione, affermando che l’inflazione non esiste più. Parla anche dei dazi, spiegando che l’amministrazione attende una decisione della Corte Suprema, e rivendica le decine di miliardi di dollari già incassati, pur ammettendo che potrebbero dover essere restituiti in caso di esito negativo del giudizio.
L’elogio personale e la comunicazione
Nel finale, il presidente si concede toni più personali, raccontando che la moglie lo considera un genio della finanza al pari di Warren Buffett. Trump lamenta però che il suo messaggio economico non riesca a raggiungere pienamente gli americani e che i risultati ottenuti non vengano riconosciuti come meriterebbero. Con una battuta, attribuisce la responsabilità a un possibile fallimento della sua squadra di pubbliche relazioni, chiudendo una conferenza stampa costruita per rafforzare il racconto di un anno di governo che definisce come una lunga serie di vittorie.


