
Kiev avrebbe proposto a Mosca una tregua limitata agli obiettivi civili nel Mar Nero, mentre la guerra continua con attacchi e accuse incrociate. Secondo quanto riferito da alcuni media internazionali, l’Ucraina avrebbe trasmesso attraverso un intermediario la disponibilità a interrompere reciprocamente gli attacchi contro infrastrutture e obiettivi civili nell’area. La Russia non avrebbe ancora risposto alla proposta.
L’iniziativa arriva in una fase particolarmente delicata per la navigazione nel Mar Nero. Nelle ultime settimane Russia e Ucraina si sono accusate reciprocamente di attacchi contro spedizioni di grano, porti e infrastrutture collegate al commercio marittimo, con il rischio che una nuova escalation possa avere conseguenze anche sulle esportazioni agricole e sui prezzi alimentari internazionali.
Zelensky: “Colpito un treno con 340 persone”
Proprio mentre emerge la proposta di Kiev, Volodymyr Zelensky accusa le forze russe di aver attaccato un treno passeggeri nella regione di Odessa. Secondo il presidente ucraino, un drone a reazione avrebbe distrutto la locomotiva di un convoglio sul quale viaggiavano 340 persone.
“Chiunque stesse pilotando quel drone non poteva certo ignorare che l’obiettivo fosse interamente civile”, ha affermato Zelensky. Nell’attacco, secondo quanto comunicato dal presidente ucraino, sono morti il macchinista e il suo assistente. I media locali riferiscono che la locomotiva sarebbe stata colpita mentre il treno si preparava a entrare in una stazione per consentire l’evacuazione dei passeggeri dopo un’allerta per la presenza di droni nella zona.
Zelensky ha parlato di un attacco che avrebbe potuto provocare una strage e ha nuovamente chiesto agli alleati occidentali di rafforzare il sostegno alla difesa aerea dell’Ucraina. “Ogni giorno i russi colpiscono la vita della gente comune al solo scopo di seminare il terrore”, ha dichiarato, chiedendo anche maggiore pressione internazionale sulla Russia.
Mosca rivendica attacchi contro porti e obiettivi militari
Da parte russa arriva una ricostruzione differente delle operazioni condotte nella regione di Odessa. Il ministero della Difesa di Mosca ha riferito di aver colpito durante la notte obiettivi delle forze navali ucraine e infrastrutture portuali che, secondo la Russia, sarebbero state utilizzate a sostegno delle attività militari di Kiev.
In particolare, Mosca sostiene che droni d’attacco abbiano raggiunto un centro di comando delle forze navali ucraine nel porto di Reni. Nel porto di Izmail sarebbero invece stati colpiti una base temporanea di un’unità delle forze armate ucraine e impianti utilizzati, secondo la versione russa, “per lo scarico e lo stoccaggio di merci di uso militare”.
La distinzione tra infrastrutture civili e militari lungo il Mar Nero resta quindi uno dei punti più delicati anche nell’eventualità di un’intesa. Proprio su questo terreno dovrebbe misurarsi la proposta attribuita a Kiev per interrompere gli attacchi contro gli obiettivi civili.
Attentato in Crimea, Mosca accusa i servizi ucraini
La tensione rimane alta anche nella Crimea occupata dalla Russia. L’Fsb ha annunciato la morte di un militare del ministero della Difesa russo in seguito all’esplosione di un ordigno a Sebastopoli. Secondo quanto riferito dall’agenzia Tass, le autorità russe hanno fermato una donna di 32 anni, cittadina russa, accusata di aver organizzato l’attentato su incarico dei servizi segreti ucraini.
Si tratta, al momento, della versione fornita dalle autorità russe. Mosca ha più volte attribuito all’intelligence di Kiev attentati e operazioni clandestine condotti in Crimea e sul territorio russo, mentre l’Ucraina non rivendica sistematicamente questo tipo di azioni.
Kiev rivendica attacchi alle difese vicino al “palazzo di Putin”
Sul fronte opposto, fonti ucraine sostengono di aver inflitto gravi danni alle difese antiaeree russe nella zona di Gelendzhik, sulla costa orientale del Mar Nero. È l’area nella quale si trova il complesso diventato famoso come il “palazzo di Putin”, residenza che un’inchiesta della Fondazione anticorruzione di Alexei Navalny aveva collegato al presidente russo.
Robert Brovdi, comandante delle forze ucraine specializzate nell’impiego dei droni, ha sostenuto che nella notte tra il 9 e il 10 agosto siano stati attaccati sistemi di difesa presenti nell’area. Pochi giorni prima, il 7 agosto, Kiev aveva rivendicato la distruzione di un sistema di guerra elettronica Volna Kupol Garant, utilizzato per disturbare anche le comunicazioni satellitari.
Secondo ricostruzioni riportate da media ucraini e russi indipendenti, la neutralizzazione del sistema di guerra elettronica avrebbe aperto un varco verso una batteria S-400 situata nelle vicinanze. Immagini satellitari indicherebbero la distruzione di almeno un lanciatore, anche se la reale estensione dei danni e l’affermazione secondo cui la residenza sarebbe rimasta “senza protezione” non risultano verificabili in maniera indipendente.
Il Mar Nero torna al centro della guerra
Gli ultimi sviluppi confermano così la crescente centralità del Mar Nero nel conflitto tra Russia e Ucraina. Porti, navi commerciali, basi militari, sistemi antiaerei e infrastrutture logistiche sono diventati obiettivi strategici per entrambe le parti, mentre le conseguenze degli attacchi possono estendersi ben oltre il teatro della guerra.
È in questo contesto che assume particolare rilevanza la proposta attribuita all’Ucraina di una tregua reciproca sugli obiettivi civili. Un’intesa, anche circoscritta, potrebbe ridurre i rischi per la navigazione e per le infrastrutture commerciali della regione. Per il momento, tuttavia, da Mosca non sarebbe arrivata una risposta, mentre sul terreno gli attacchi continuano.


