
«Non può decidere Rutte da solo». A Bruxelles e nelle principali capitali europee prevale un cauto sollievo dopo l’annuncio del ritiro dei nuovi dazi Usa e l’impegno di Donald Trump a non usare la forza per occupare la Groenlandia. La tensione si è allentata, ma la diffidenza resta alta.
Nonostante il temporaneo dietrofront americano, l’Unione europea non si fida delle parole del presidente degli Stati Uniti né della mediazione del segretario generale della Nato Mark Rutte, considerato da molti governi troppo allineato alle posizioni di Washington. Il caso Groenlandia, per l’Ue, non può essere chiuso da un accordo bilaterale.
I contorni dell’intesa ipotizzata restano infatti poco chiari. In serata, a Fox News, Rutte ha ammesso che il tema della sovranità danese sulla Groenlandia «non è stato discusso con Trump», alimentando ulteriori sospetti nelle istituzioni europee.

Per questo oggi è confermato il Consiglio europeo straordinario, mentre la scelta dei leader Ue di disertare il Forum di Davos è stata giudicata strategicamente efficace. Da Macron a von der Leyen, da Meloni a Merz, nessuno ha affiancato Trump, il cui isolamento diplomatico è apparso evidente.
La sfiducia europea si fonda su tre fattori. Il primo riguarda l’imprevedibilità di Trump, che potrebbe reintrodurre i dazi con la stessa rapidità con cui li ha sospesi. Il secondo concerne l’ipotesi di un nuovo assetto Nato nell’Artico.
Secondo le prime indiscrezioni, l’accordo prevederebbe una maggiore presenza militare Nato in Groenlandia, con soldati provenienti soprattutto dai sette Paesi artici e sotto comando statunitense, ricalcando uno schema già visto in passato.

Ma Washington guarda anche allo sfruttamento delle terre rare groenlandesi, proponendo di dividere i proventi tra i membri Nato, non in parti uguali. Un’ipotesi che richiederebbe il consenso della Danimarca e dell’Unione europea, trattandosi di un territorio d’oltremare Ue.
Il terzo timore di Bruxelles è che una presunta “pace” sull’Artico venga usata dagli Stati Uniti per giustificare un disimpegno nella difesa dell’Ucraina, spostando risorse e attenzione strategica.
Per questi motivi l’Ue intende mantenere alta la guardia. La Commissione europea è orientata a prorogare la sospensione dei vecchi dazi contro i prodotti americani, ma solo temporaneamente. «L’Europa preferisce il dialogo – ha avvertito von der Leyen – ma è pronta ad agire con unità e determinazione», mentre il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha ribadito: «Non accetteremo violazioni del diritto internazionale né la legge del più forte».


