
Il bilancio è tragico e restituisce l’immagine di un’Italia ferita, dove la sicurezza nei luoghi di produzione sembra ancora un traguardo lontano. In meno di ventiquattro ore, tra il tardo pomeriggio di giovedì 22 e venerdì 23 gennaio, tre vite sono state spezzate in altrettanti cantieri sparsi lungo la penisola. Da Nord a Sud, la cronaca si tinge nuovamente di nero, riportando al centro del dibattito la fragilità delle tutele per chi ogni giorno scende in campo per guadagnarsi da vivere.
A Palermo, nel quartiere Brancaccio, un operaio di 40 anni, sposato e padre di due figli, ha perso la vita all’interno di un capannone in via Emiro Giafar. L’uomo stava effettuando alcune riparazioni quando, per cause ancora da accertare, è precipitato da un’impalcatura alta circa cinque metri. I colleghi, udito il sordo impatto, lo hanno trovato esanime sull’asfalto. Inutile l’intervento dei sanitari del 118: all’arrivo dell’ambulanza il lavoratore era già deceduto. Ora i carabinieri e i tecnici dello Spresal dell’Asp di Palermo stanno passando al setaccio il cantiere per verificare la regolarità delle assunzioni e il rispetto delle dotazioni di sicurezza.
Dal dramma di Livorno all’agonia in Abruzzo
Spostandoci in Toscana, il dolore colpisce la comunità di Ponsacco e Livorno. La vittima è Federico Ricci, 51 anni, rimasto schiacciato mentre scaricava materiale edile sul pianale di un camion nel quartiere Shangai. Secondo le prime ricostruzioni della Polizia di Stato, la benna della gru del mezzo avrebbe ceduto improvvisamente colpendolo alla schiena. Nonostante i tentativi disperati dei volontari della Svs e del medico dell’Asl, intervenuti con due ambulanze e un’automedica, per Ricci non c’è stato nulla da fare.
Non meno straziante è quanto accaduto nel cantiere della nuova centrale idroelettrica di Petrella Liri, nell’Aquilano. Un operaio di 59 anni, di origini romene ma residente a Civitavecchia, è morto dopo ore di agonia all’ospedale di Avezzano. L’incidente era avvenuto giovedì, mentre l’uomo lavorava alla realizzazione di un grande serbatoio idrico. Travolto da un mezzo pesante, era stato trasportato d’urgenza in elicottero, ma un lungo intervento chirurgico non è bastato a tamponare le emorragie e i traumi riportati. Tre storie diverse, unite da un unico, inaccettabile destino che accende i riflettori sull’urgenza di nuove misure di controllo.


