Vai al contenuto

Morte dei genitori Carlomagno, perché lo hanno fatto: la lettera, le minacce e i sospetti mai provati

Pubblicato: 24/01/2026 23:37

Resta una vicenda carica di dolore, interrogativi e zone d’ombra quella che ha portato alla morte dei genitori di Claudio Carlomagno, dopo il femminicidio di Federica Torzullo. Un epilogo che arriva al termine di settimane segnate da pressioni emotive, minacce, sospetti investigativi e da un isolamento sempre più profondo della coppia.

L’ombra dei sospetti sul padre nelle ore del delitto

Un’ombra, seppur impalpabile e mai suffragata da riscontri, si era posata inizialmente anche su Pasquale Carlomagno, padre dell’assassino. La mattina del delitto — avvenuto con ogni probabilità durante la notte — l’uomo si era recato alla villetta di via Costantino, dove Claudio Carlomagno e Federica Torzullo vivevano e che stavano per lasciare.

Le telecamere di sicurezza lo avevano ripreso davanti al cancello poco dopo le 7 del mattino, mentre attendeva invano che qualcuno gli aprisse. «Doveva portarmi le chiavi dell’azienda», avrebbe poi raccontato il figlio in un interrogatorio rivelatosi in larga parte menzognero, sostenendo di non aver sentito né il citofono né il telefono. In quegli stessi minuti, secondo la ricostruzione degli inquirenti, il 47enne stava ripulendo la scena del delitto e poco dopo sarebbe uscito con il corpo della moglie nel bagagliaio.

Rapporti difficili e un alibi involontario

Tra padre e figlio i rapporti non erano buoni, nonostante condividessero la titolarità di una ditta di movimentazione terra. Eppure, senza volerlo, Pasquale Carlomagno aveva fornito un barlume di alibi al figlio, dichiarando inizialmente ai carabinieri che quella mattina Claudio era al lavoro. «Almeno così mi aveva detto lui», aveva poi precisato.

L’ipotesi che qualcuno potesse aver aiutato Carlomagno — ritenuti inverosimili i tempi ristretti indicati dall’uomo per uccidere, smembrare, bruciare e occultare il corpo — aveva portato gli investigatori ad analizzare anche questo passaggio. Tuttavia, allo stato non sono emersi elementi che indichino una consapevolezza o un coinvolgimento del padre.

La madre, la politica e la pressione del paese

Due giorni dopo il ritrovamento del corpo, anche la madre di Claudio Carlomagno, Maria Messenio, ex poliziotta e assessora comunale ad Anguillara, era finita al centro di una tempesta mediatica e sociale. In paese iniziavano a circolare domande sempre più insistenti: «Possibile che non si siano accorti di nulla mentre il figlio era tornato a vivere con loro?».

Domande che si sono presto trasformate in accuse, toni violenti e persino minacce di morte rivolte alla coppia. In quel clima, il suo ruolo politico, in particolare la delega alla sicurezza, è diventato insostenibile, anche alla luce del fatto che la donna aveva accompagnato il figlio a sporgere una denuncia di scomparsa della moglie che aveva appena ucciso.

Il distacco dal figlio e l’ultimo legame con i suoceri

«Da quattro anni avevamo quasi interrotto ogni rapporto con lui», aveva raccontato Maria Messenio al procuratore Alberto Liguori. «La sua nuova famiglia era quella dei suoceri». Un dettaglio ritenuto rilevante anche dagli inquirenti: l’ultima conversazione prima dell’omicidio, Claudio Carlomagno l’aveva avuta proprio con la madre di Federica.

Secondo il gip, l’uomo temeva di perdere non solo la moglie, che lo aveva già allontanato, ma l’intero mondo costruito attorno a quel matrimonio ormai finito.

L’isolamento, le minacce e l’ultimo messaggio

Per i genitori di Claudio, ogni nuovo dettaglio sull’accanimento del figlio, ogni menzogna smascherata, ogni ora trascorsa sotto osservazione mentre i sospetti diventavano indizi e poi prove, avrebbe reso la situazione sempre più insopportabile.

Si erano barricati nella casa di via Tevere, sospesi tra il bisogno di protezione, l’angoscia per il nipote e un futuro ormai impossibile da immaginare. Il giorno dell’arresto erano riusciti a pronunciare poche parole: «Scusateci per quello che ha fatto nostro figlio».

Poi, di fronte alla parziale confessione, alla contestazione di nuove aggravanti e a una pressione diventata insostenibile, per loro andare avanti potrebbe non essere stato più possibile.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure