
In una storia già segnata da dolore e tensione, a colpire oggi è soprattutto una voce rimasta ai margini: quella di Davide Carlomagno, il figlio minore di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno. Dopo la morte di Federica Torzullo e il gesto estremo dei suoi suoceri, è lui a raccontare ai carabinieri gli ultimi istanti prima di una scoperta che ha il peso di un addio definitivo.
La vicenda, che nelle ultime ore ha travolto Anguillara Sabazia e non solo, si è trasformata in una tragedia totale: tre morti legate dallo stesso filo, mentre attorno cresceva un clima di dolore, rabbia e giudizi sommari alimentati anche dai social.
Una voce in mezzo al rumore
Con il ritrovamento del corpo della giovane donna e l’arresto del marito, l’attenzione mediatica è diventata costante. E, accanto all’orrore per l’uccisione di Federica, si è aggiunta una pressione pubblica che ha finito per schiacciare anche chi non risultava coinvolto nelle indagini.
Il punto più drammatico arriva con la morte dei genitori dell’uomo accusato del delitto: Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, che secondo quanto ricostruito sarebbero stati travolti da un’ondata di odio pubblico e isolamento. E proprio in questo scenario si inserisce il racconto di Davide, l’unico rimasto a raccogliere un dolore che non fa rumore, ma pesa.

Federica Torzullo, le parole del fratello di Claudio Carlomagno
Maria e Pasquale erano fuggiti da Anguillara Sabazia, incapaci di continuare una vita normale in una cittadina di appena ventimila abitanti diventata improvvisamente il centro dell’attenzione nazionale. Non riuscivano più a uscire, a parlare, nemmeno a compiere i gesti più semplici: piegati dalla vergogna e da un dolore senza scampo.
I loro nomi non sono mai comparsi nel registro degli indagati, ma online per molti erano già colpevoli. Colpevoli di essere i genitori di un assassino, come si leggeva nei commenti apparsi sul profilo Facebook della donna. Un flusso di accuse, insulti e auguri di morte: una gogna social che ha superato ogni limite.

La gogna social e l’inchiesta della Procura
Nella lettera lasciata ai figli, una parte destinata alla stampa con l’obiettivo di denunciare l’accaduto, Pasquale e Maria hanno parlato di gogna mediatica amplificata da televisione e social. Nel frattempo, sul web c’è anche chi ha reagito al gesto estremo con parole durissime verso chi aveva alimentato quel clima: “Contenti adesso? Fate schifo con i commenti! Spero ne paghiate le conseguenze di tutte le cattiverie che scrivete. La mamma e il papà si sono suicidati e voi avete contribuito. Vergognatevi!”.
La Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti, un atto necessario per consentire gli accertamenti, comprese le autopsie sui corpi dei coniugi, che saranno eseguite, come quella di Federica, all’Istituto di Medicina legale della Sapienza.

Tre morti e una comunità sotto shock
Nel frattempo, la villetta di via Tevere è stata posta sotto sequestro e i rilievi dei carabinieri sono proseguiti per tutta la notte. I soccorritori, entrati nell’abitazione, non hanno trovato nessuno all’interno: i corpi erano sotto il portico, uno accanto all’altra, con le sedie rovesciate a terra.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gesto sarebbe stato pianificato. La coppia, vista per l’ultima volta nel pomeriggio di sabato a bordo di un Fiat Doblò sulla Braccianense, sarebbe rientrata in casa con l’intenzione di farla finita, utilizzando funi e corde già disponibili.
Il racconto di Davide e l’ultima lettera
Maria, dal giorno della scomparsa di Federica, si era chiusa in un silenzio totale. Dopo il ritrovamento del corpo della nuora, lei e Pasquale avevano scritto un messaggio ai genitori della vittima chiedendo scusa e perdono, un atto che oggi appare come un ultimo, disperato tentativo di trovare pace.
Anche i movimenti di Pasquale nei giorni precedenti sono stati ricostruiti con attenzione: il 9 gennaio era stato visto arrivare davanti alla villetta del figlio di prima mattina e allontanarsi poco dopo. Le telecamere lo hanno ripreso mentre entrava nel cancelletto, ma non è stato possibile stabilire se fosse entrato in casa. Il resto della giornata lo ha trascorso nei cantieri, al lavoro, senza contatti con il figlio.
“Ho trovato la lettera e ho chiamato mia zia”
Nel cuore di questo racconto resta la voce spezzata di Davide Carlomagno, che ai carabinieri ha affidato il suo dolore e l’ultimo, straziante ricordo: “Erano venuti a stare da me per togliersi da Anguillara, quando sono rientrato in casa non c’erano, ho trovato la lettera e chiamato mia zia perché corresse da loro”.
Parole che chiudono (per ora) una vicenda che continua a interrogare tutti: sul confine tra cronaca e piazza virtuale, sul peso delle accuse lanciate online e sulle conseguenze, reali, che quel rumore può lasciare nelle vite di chi resta.


