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La vera storia di Marinella: l’omicidio di Maria Boccuzzi che ispirò De André tra colpi di pistola e un killer mai trovato

Pubblicato: 26/01/2026 09:32

«Questa è la tua canzone, Marinella…». Dietro uno dei brani più celebri di Fabrizio De André si nasconde una vicenda reale, fatta di sogni spezzati e violenza. La canzone di Marinella non nasce solo dalla fantasia poetica del cantautore, ma affonda le radici nella tragica storia di Maria Boccuzzi, giovane donna uccisa nel 1953 e ritrovata senza vita nelle acque del fiume Olona. Un delitto rimasto senza colpevoli, che ancora oggi rappresenta uno dei cold case più emblematici della cronaca nera milanese.

Il ritrovamento nel fiume Olona

Il 28 gennaio 1953 il corpo di Maria Boccuzzi, conosciuta negli ambienti dello spettacolo come Mary Pirimpo, venne scoperto galleggiante nel fiume Olona. Era stato colpito da sei proiettili. Una morte brutale che pose fine alle speranze di una ragazza che inseguiva un futuro diverso, lontano dalla precarietà e dallo sfruttamento.
La scena del ritrovamento, nei pressi dell’attuale area di piazza Stuparich, segnò profondamente l’opinione pubblica dell’epoca. Oggi quel luogo è cambiato radicalmente, ma resta legato a una vicenda che non ha mai trovato giustizia.

Dalla Calabria a Milano, tra sogni di danza e solitudine

Maria era nata l’8 ottobre 1920 a Radicena, in Calabria. Ancora bambina si trasferì con la famiglia a Milano, come molti in quegli anni, alla ricerca di migliori opportunità. A quindici anni trovò lavoro alla Regia Manifattura Tabacchi e si fidanzò, ma il progetto di matrimonio sfumò presto.
Il rapporto difficile con i genitori e il desiderio di indipendenza portarono Maria ad allontanarsi dalla famiglia. Tentò di costruirsi una carriera come ballerina di varietà, esibendosi in locali minori e vivendo in una pensione di corso Buenos Aires. Un percorso fragile, segnato da precarietà economica e isolamento.

L’ingresso nel circuito dello sfruttamento

La svolta arrivò con l’incontro con Luigi Citti, detto “Jimmy”, animatore in un locale notturno. Attraverso di lui Maria conobbe Carlo Soresi, che si presentava come impresario ma che, di fatto, la introdusse nel mondo della prostituzione.
Da quel momento la giovane iniziò a spostarsi tra Torino, Firenze, Milano e le zone lungo l’Olona, vendendo il proprio corpo per sopravvivere. Nonostante tutto, continuava a mettere da parte piccoli risparmi con un obiettivo semplice e concreto: aprire un negozio e provare a ricominciare. Dentro di sé, il sogno della danza non si era mai spento.

La scomparsa e un’indagine senza risposte

La mattina del 28 gennaio 1953, dopo una serata trascorsa con Jimmy e un’amica, Maria sparì. Il giorno successivo venne ritrovata morta nel fiume. La polizia avviò un’indagine imponente, arrivando a interrogare quasi duemila persone.
I sospetti si concentrarono proprio su Jimmy e su Soresi, ma nessuna prova concreta emerse a loro carico. Entrambi furono scagionati. Le ipotesi spaziarono da un regolamento di conti a dinamiche legate al mondo dello sfruttamento, ma il caso rimase irrisolto. L’omicidio di Maria Boccuzzi entrò così nella lista dei grandi misteri della Milano del dopoguerra.

Il legame con “La canzone di Marinella”

Nel 1964 Fabrizio De André compose La canzone di Marinella, trasformando quella morte violenta in una ballata dolce e struggente. Nella versione poetica del cantautore, la ragazza non viene uccisa da colpi di pistola, ma scivola nel fiume e “vola in cielo su una stella”.
De André non confermò mai esplicitamente il riferimento diretto a Maria Boccuzzi, ma il parallelismo è evidente. Nel 2012 lo psicologo Roberto Argenta ha ricostruito la vicenda nel libro Storia di Marinella… quella vera, riportando alla luce i dettagli del caso e il legame con la celebre canzone.

Una memoria che resiste al silenzio

Grazie alla musica e alle successive ricostruzioni, Maria Boccuzzi non è rimasta soltanto un nome negli archivi giudiziari. È diventata il simbolo di una generazione di donne fragili, spesso invisibili, intrappolate in contesti di violenza e sfruttamento.
Il suo assassinio resta senza colpevoli, ma la sua storia continua a vivere nelle note di De André, che le ha restituito una dignità poetica che la realtà le aveva negato. Una morte senza giustizia, trasformata in arte, che ancora oggi interroga la coscienza collettiva.

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