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Traghetto affonda con centinaia di passeggeri: “Decine di morti”

Pubblicato: 26/01/2026 09:09

La notte scivola lenta quando il mare sembra trattenere il respiro. Le luci a bordo si riflettono sull’acqua scura, mentre i passeggeri cercano riposo, ignari che quel viaggio ordinario sta per trasformarsi in una corsa contro il tempo. C’è chi dorme, chi parla sottovoce, chi guarda il telefono aspettando l’alba. In quei minuti sospesi, nessuno immagina che il confine tra routine e tragedia possa essere così sottile.

Poi qualcosa si spezza. Un rumore diverso dagli altri, una vibrazione anomala, l’inquietudine che corre rapida tra i corridoi. Il mare, fino a poco prima docile, diventa improvvisamente un elemento ostile. Nel buio, le urla si sovrappongono agli ordini concitati, mentre la paura prende il posto della calma. È l’inizio di un incubo che segnerà decine di vite.
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Il naufragio nella notte

Solo nelle ore successive emerge con chiarezza quanto accaduto: un traghetto con a bordo oltre 350 persone è affondato nella notte tra ieri e oggi nel sud delle Filippine, provocando almeno 15 morti e lasciando 28 dispersi. L’imbarcazione, la Trisha Kerstin 3, era partita dal porto di Zamboanga ed era diretta verso l’isola di Jolo, nella provincia di Sulu, trasportando 332 passeggeri e 27 membri dell’equipaggio.

Secondo le prime ricostruzioni ufficiali, poco dopo la mezzanotte il traghetto avrebbe avuto un problema tecnico che ne ha compromesso la stabilità. L’affondamento è avvenuto in mare calmo, a circa un miglio nautico dalla costa del villaggio di Baluk-baluk, nella provincia di Basilan, un dettaglio che ha permesso a diversi passeggeri di salvarsi raggiungendo la riva.

I soccorsi e la corsa contro il tempo

A lanciare l’allarme sarebbe stato un ufficiale della guardia costiera presente a bordo, successivamente tratto in salvo. Le operazioni di ricerca e soccorso si sono attivate immediatamente e sono proseguite per ore, coinvolgendo unità della guardia costiera, della marina militare, un aereo di sorveglianza, un elicottero Black Hawk dell’aeronautica e numerose barche da pesca locali.

Il bilancio provvisorio parla di 316 persone soccorse, molte delle quali condotte inizialmente proprio a Baluk-baluk e poi trasferite a Isabela, capoluogo della provincia di Basilan. Qui sono arrivati anche i primi corpi recuperati. «Al molo stiamo accogliendo decine di persone, ma purtroppo due sono già arrivate senza vita», ha dichiarato il governatore provinciale Mujiv Hataman, confermando la drammaticità delle prime ore dopo il disastro.

Indagini aperte e un problema ricorrente

Le cause dell’incidente restano al momento poco chiare. Le autorità hanno annunciato l’apertura di un’indagine, precisando che il traghetto era stato ispezionato prima della partenza e che non risultava sovraccarico. Elementi che non bastano però a dissipare i dubbi su quanto accaduto in mare aperto.

Il naufragio riporta al centro dell’attenzione un tema ricorrente nelle Filippine, arcipelago composto da oltre 7.000 isole, dove il trasporto marittimo è essenziale ma spesso esposto a gravi rischi. Incidenti navali, dovuti a condizioni meteo improvvise, manutenzione carente e controlli discontinui, continuano a segnare la cronaca soprattutto nelle zone più isolate.

Una ferita ancora aperta nella memoria collettiva

La tragedia di Basilan riaccende anche un ricordo doloroso: nel 1987 il traghetto Dona Paz affondò dopo una collisione con una petroliera, causando oltre 4.300 morti, il peggior disastro navale in tempo di pace mai registrato. Un precedente che pesa ancora sulla memoria del Paese e che rende ogni nuovo naufragio un monito sulla sicurezza in mare.

Mentre le ricerche dei dispersi continuano, il mare che sembrava tranquillo torna a essere silenzioso testimone di una notte che non verrà dimenticata.

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